Viaggio tra le colorite e ironiche sfumature della parlata cagliaritana e del Sud della Sardegna: ecco cosa significa davvero la curiosa espressione “Tanalla” e perché viene utilizzata per etichettare le persone
Viaggio tra le colorite e ironiche sfumature della parlata cagliaritana e del Sud della Sardegna: ecco cosa significa davvero la curiosa espressione “Tanalla” e perché viene utilizzata per etichettare le persone.
Se vi trovate a Cagliari, nel meraviglioso Sud della Sardegna, e qualcuno vi dice “Sesi una tanalla”, non pensate assolutamente che stia esprimendo un affetto inaspettato o che vi stia facendo un complimento lusinghiero sul vostro modo di vestire o sulla vostra indole, no, no, qui si parla di qualcosa di molto più intrigante e pungente che merita di essere approfondito, domandandoci che cosa vuol dire l’espressione “Sesi una tanalla”, da dove deriva e perché viene utilizzata nella quotidianità isolana, introducendoci in un universo linguistico dove la saggezza popolare sa dipingere i difetti umani con straordinaria ironia.
Innanzitutto, parliamo del sardo, una lingua affilata come un coltello e ricca di sfumature, che conserva gelosamente tracce delle innumerevoli dominazioni che hanno attraversato l’isola nel corso dei secoli, configurandosi come un linguaggio che sa far sorridere e che, quando i giovani e le comunità locali decidono di italianizzare qualche espressione o di mescolarla al dialetto, diventa un mix spassoso e originalissimo, ecco perché la formula “Sesi una tanalla” si trasforma frequentemente nel parlato comune in un più colloquiale “Sei una tanalla”, ma cosa si cela realmente dietro a questa misteriosa parola che risuona spesso nelle piazze e nelle strade del meridione sardo.
Per capirne l’origine bisogna fare un salto nel mondo degli attrezzi da lavoro, poiché la tanalla, nel colorito sardo campidanese, non è altro che una tenaglia, un utensile robusto che ha più usi di un coltellino svizzero e che spazia dalla lavorazione del legno alla tappezzeria, passando per i lavori di carpenteria, rivelandosi un attrezzo meccanico che stringe con una presa ferrea, capace com’è di estrarre chiodi ostinati, tranciare fili e afferrare pezzi metallici per qualsiasi tipo di lavorazione, dimostrandosi insomma una vera forza della natura per la sua tenacia.
Ma è proprio a questo punto che il gioco di parole linguistico e metaforico si fa estremamente interessante e divertente, poiché la tanalla non viene vista soltanto come un attrezzo robusto e resistente, ma assurge a perfetta metafora per descrivere una persona che non ama affatto condividere ciò che possiede, sì, perché il termine “tanalla” è diventato nel tempo il sinonimo per eccellenza dell’avarizia, l’emblema di chi tiene tutto rigorosamente per sé, come se avesse trovato il modo definitivo di mettere in pratica l’arte sopraffina e tirchia del “non condividere nemmeno un centesimo” con il prossimo. Quindi, la prossima volta che vi troverete a passeggiare a Cagliari e qualcuno vi etichetterà ironicamente come una tanalla, sappiate con assoluta certezza che non stanno affatto parlando della vostra presunta e insospettabile abilità nel giardinaggio, ma stanno piuttosto facendo riferimento alla vostra generosità, o meglio, alla sua totale e inequivocabile assenza nella gestione del portafoglio, ricordandoci che in fondo, chi non ha mai conosciuto un vero “tanalla” nella propria vita, d’altra parte sa bene che ogni tanto un po’ di sana ironia e di autoironia non guasta proprio mai, specialmente quando ci si ritrova a parlare di spiccioli, risparmi e vecchie abitudini difficili da estirpare.
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