Chi sono in Sardegna i “cabilli” (o “gabillus”)?
Vivi Quartu

Chi sono in Sardegna i “cabilli” (o “gabillus”)?

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24 July 2026
18:56
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Chi sono in Sardegna i “cabilli” (o “gabillus”)?

Viaggio tra i campanilismi e le radici storiche della Sardegna: ecco cosa si intende nell’isola con la curiosa e antica espressione “cabilli” (o “gabillus”).

Le dinamiche e le divisioni identitarie che da sempre animano i campanilismi isolani offrono spunti di riflessione antropologica straordinari, riportando alla luce modi di dire che si tramandano di generazione in generazione, come dimostra quella frase che intere generazioni di ragazzi avranno sentito pronunciare più o meno adattata alle circostanze, ovvero “Mì a Sant’Arega sono arrivati i gabilli”, spingendoci a domandarci che cosa vuol dire cabillo (gabillo) e chi sono esattamente questi gabillus, termini che in Sardegna vedono gli abitanti del sud etichettare con l’appellativo di Cabilli o Gabillus tutti coloro che provengono dal centro-nord del territorio regionale.

Per comprendere l’origine di questo termine bisogna compiere un viaggio affascinante che affonda le radici nella storia antica e mediterranea, tenendo conto che esiste anche una regione berbera dell’Algeria settentrionale, chiamata appunto Cabilia o terra dei Cabilli, una terra la cui popolazione ha sempre cercato strenuamente di mantenere la propria indipendenza, prima lottando aspramente contro i romani, che cercarono in tutti i modi di sopprimere le ribellioni dei berberi, e successivamente resistendo nei secoli agli assalti degli arabi e dei francesi, caratterizzandosi anche per l’urbanistica tipica in cui i villaggi sorgevano sulle creste dei monti, in modo da lasciare tutto lo spazio possibile alle coltivazioni nei fianchi della montagna. Secondo gli studi storiografici e antropologici, si pensa che alcuni abitanti della Cabilia siano stati mandati dai Romani a lavorare forzatamente nelle miniere isolane, esattamente come accadde per i mauritani, che con il tempo sono poi diventati i maurreddini, e che le genti sarde abbiano successivamente fatto propria questa espressione per indicare chiunque venisse da fuori e avesse delle sembianze più scure delle proprie, tramandando un’espressione che è rimasta viva fino ai giorni nostri.

All’interno del mosaico regionale, i campidanesi, i cagliaritani e molti di quelli che abitano da Oristano in giù utilizzano questo termine dispregiativo ironico per parlare collettivamente di nuoresi, sassaresi, e cabesusesu, categoria con cui s’identificano quelli che abitano nel Capo di Sopra, cioè il nord Sardegna, in una sorta di razzismo reciproco e goliardico che è tipico dei sardi, speculare al modo in cui gli abitanti del nord Sardegna utilizzano il termine “maurri” per indicare ironicamente quelli del sud Sardegna, alimentando quel vecchio adagio secondo cui, del resto, secondo alcuni sassaresi burloni sotto Paulilatino comincerebbe l’Africa. Un capitolo particolare della memoria popolare riguarda anche i trasporti del passato, poiché le gabillac erano quelle macchine station wagon, spesso di marca Peugeot, che sino agli anni Settanta e Ottanta del Novecento portavano i forestieri dritti a Cagliari sino a piazza Matteotti, mentre in termini generali il vocabolo veniva utilizzato per indicare tutte quelle persone che venivano dalle zone interne e non utilizzavano abiti dalla foggia elegante e non mostravano atteggiamenti sofisticati, figure che nell’immaginario collettivo del sud Sardegna sono state lentamente sostituite nel tempo dai gaggi, sebbene l’antica e radicata espressione “gabillo” resista ancora tenacemente nell’uso comune.

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