Viaggio nella Cagliari che non c’è più alla riscoperta dell’antica e affascinante chiesa seicentesca di San Nicolò dei Napoletani eretta nel cuore di Stampace e demolita nel 1869
Vivi Quartu

Viaggio nella Cagliari che non c’è più alla riscoperta dell’antica e affascinante chiesa seicentesca di San Nicolò dei Napoletani eretta nel cuore di Stampace e demolita nel 1869

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24 July 2026
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Viaggio nella Cagliari che non c’è più alla riscoperta dell’antica e affascinante chiesa seicentesca di San Nicolò dei Napoletani eretta nel cuore di Stampace e demolita nel 1869.

La Cagliari che non c’è più custodisce gelosamente frammenti di storia dimenticata, angoli suggestivi irrimediabilmente cancellati dal flusso inesorabile del tempo e luoghi carichi di significato che oggi vivono soltanto nei racconti tramandati e nelle immagini d’epoca.

Tra i quali spicca per bellezza e particolarità l’antica chiesa seicentesca di San Nicolò dei Napoletani, un tempio ormai completamente scomparso dal tessuto urbano ma saldamente impresso nella memoria collettiva. Sapete dove si trovava, perché fu costruita e perché fu demolita. Interrogativi a cui la storia risponde svelando che in pochissimi oggi sanno che questa chiesa sorgeva proprio nel cuore pulsante del quartiere Stampace, in un punto preciso e oggi estremamente frequentato situato all’angolo tra piazza del Carmine e via Sassari. Posizionata esattamente di fronte all’attuale Hotel Flora e sulla destra del maestoso Palazzo delle Poste, dove ora sfrecciano auto e passano persone frettolose mentre un tempo si innalzava un edificio imponente e ricco di spiritualità. Voluto fortemente nel 1686 dal Principe Don Nicola Pignatelli Aragon, che all’epoca ricopriva la carica di viceré di Sardegna, concepito come supremo gesto di devozione e profonda gratitudine verso il cielo.

Poiché la chiesa, infatti, fu costruita in adempimento rigoroso a un voto solenne pronunciato in circostanze drammatiche quando il Principe si trovava in mare aperto insieme alla sua famiglia e una violenta e improvvisa tempesta mise gravemente in pericolo le loro vite. Momento di terrore in cui l’illustre viaggiatore fece voto a San Nicolò di Bari promettendo che, se fossero giunti sani e salvi a terra, avrebbe edificato un tempio a lui interamente dedicato nel primo luogo sicuro in cui la nave fosse riuscita ad attraccare. Destino che volle che fosse proprio il porto di Cagliari ad accoglierli amorevolmente e a spingere così Don Nicola a mantenere solennemente la promessa fatta. Erigendo la splendida chiesa e affidandola amorevolmente alla cura della congregazione dei Napoletani residenti in città, oggi purtroppo ormai sciolta, le cui memorie di quel luogo sacro non sono comunque andate del tutto perdute poiché gli arredi liturgici, i preziosi argenti, le suggestive statue e i dipinti storici furono prontamente trasferiti nella vicina chiesa di Sant’Anna.

Dove ancora oggi è possibile ammirare con i propri occhi la magnifica statua di San Nicolò e una lampada votiva recante lo stemma araldico del Pignatelli. Lo stesso stemma che un tempo campeggiava fiero sulla facciata della chiesa e che oggi è gelosamente conservato all’interno della Pinacoteca Nazionale di Cagliari. Sebbene a restituirci con parole vive e dettagliate l’immagine originaria di quel luogo di culto sia soprattutto il celebre studioso Giovanni Spano nella sua Guida della città e dintorni di Cagliari pubblicata nel 1861, che così la descriveva con precisione descrittiva. Ovvero che attraversata la piazza, a man sinistra si trova la chiesa di San Nicolò di Bari, chiesa nazionale dei Napoletani, nella cui facciata vi è lo stemma, molto grande, del principe Pignatelli il quale ne fu il fondatore.

Raccontando che questo principe trovandosi in mare con tutta la sua famiglia, ed essendo sorta una forte burrasca, fece voto di edificare una chiesa a questo Santo nella prima terra dove salvo sarebbe approdato. Ed essendosi la nave rifugiata nel golfo di Cagliari, fece tosto eseguire una chiesa che diede ad uffiziare ai Napoletani, i quali vi avevano una congregazione che poi si sciolse. Disponendo di un buon reddito che ora è ridotto a pochi censi, ed agli affitti di alcune case fabbricate attorno alla stessa chiesa. Risultando uffiziata in tutte le domeniche e nelle feste principali. Strutturata architettonicamente con una sola navata e di belle proporzioni corredata da ben sei cappelle, dove la prima a sinistra entrando è dedicata a Santa Irene che hanno in devozione i Vasellaj, i quali ne facevano la festa.

Custodendo un quadro giudicato ordinario e opera del pittore Massa, oltre alla bella statua in legno della stessa Santa collocata nella cappella di mezzo a destra realizzata da Giov. Raim. Atzori. Accanto alla quale vi è pure un’altra imperfetta statuetta di S. Greca di cattiva scoltura firmata da Francesco Piras. Mentre nella successiva cappella di mezzo che siegue si ammira un gran quadro che rappresenta S. Nicolò con S. Gennaro pregando col popolo la Santa Vergine per difendere la città di Napoli ivi dipinta, sulla quale essa fa piovere denaro gettandolo colla man sinistra. Interrogandosi su quanto sarà accaduto questo miracolo e notando che S. Gennaro ha un libro in mano su cui posano le ampolle del sangue miracoloso. In un dipinto che possiede qualcosa di espressivo ed è opera di pennello ignoto napolitano. Mentre l’altar maggiore, molto vasto, si presenta interamente di legno dorato e custodisce in mezzo un nicchione dov’è collocata l’antica statua semicolossale del Santo. Pregevole scultura napolitana d’incerto autore ma pur sempre d’ammirare sebbene sia stata restaurata. Con la prima cappella posta al lato dell’epistola dedicata al crocifisso che custodisce una tela antica di poco pregio e reca nelle basi delle colonne dell’altar maggiore dipinte le armi della città di Napoli abbinate a quelle del Console G. Battista Bono, a di cui spese forse sarà stato fatto lo stesso altare. Mentre la cappella che in assoluto merita maggiore attenzione artistica è quella di San Michele, l’ultima vicina alla porta d’ingresso.

Per via del pregevole quadro in tela di S. Michele dove l’arcangelo, con belle mosse, sebbene abbia la gamba destra mal situata, percuote gli angeli ribelli che cadono con diverse movenze. Evidenziando una bella composizione e un colorito maggiormente riuscito, degno delle migliori scuole napolitane del secolo XVIII. E infine sopra la tribuna avvi un bel quadro d’una Santa che sembra S. Giuliana, contornata da diversi scompartimenti attorno e corredata da iscrizioni che però non si possono ben osservare per essere il quadro collocato troppo in alto. Delineando insomma un’opera straordinaria, una chiesa densa di spiritualità e una promessa solenne che fa sì che San Nicolò dei Napoletani non sia più fisicamente tra noi dal lontano 1869, anno in cui fu implacabilmente demolita. Ma continui a vivere imperitura come fulgido simbolo di fede, memoria storica e grande arte nelle tracce sopravvissute e nei racconti di chi ha saputo tramandare gelosamente il suo prezioso ricordo.

 

 

 

 

La chiesa di San Nicolò dei Napoletani

 

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