Sedilo: stele di una Tomba dei Giganti forata e trasformata in “fermaporta” per un cancello
Vivi Quartu

Sedilo: stele di una Tomba dei Giganti forata e trasformata in “fermaporta” per un cancello

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Admin Quartu.NET
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28 June 2026
11:52
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Un reperto millenario trasformato in un comune elemento da cantiere. Succede nel territorio di Sedilo, dove la rarità e il valore storico dell’archeologia isolana si scontrano ancora una volta con la mancanza di tutela e il riutilizzo improprio. A documentare il caso sono i dettagliati scatti fotografici realizzati da Denise Diana, che mostrano una stele funeraria centinata – originariamente parte di una maestosa Tomba dei giganti – riadattata a pilastro di sostegno per un cancello privato.

Foto di Denise Diana

L’antico blocco di pietra, testimonianza monumentale del culto dei defunti nell’età del Bronzo sarda, è stato letteralmente trafitto e forato per permettere l’inserimento dei cardini in ferro necessari a reggere la cancellata della proprietà.

Foto di Denise Diana

Il caso di Sedilo non è purtroppo isolato, ma rientra in una lunga serie di episodi di “reimpiego” del materiale lapideo antico, una pratica storicamente diffusa nelle campagne sarde in cui blocchi nuragici, menhir o elementi di sepolture venivano integrati in muretti a secco, stalle o ingressi poderali per pura utilità pratica.

Foto di Denise Diana

In questo caso, la stele – che per millenni ha segnalato l’ingresso di una tomba collettiva – è stata posizionata verticalmente per fungere da stipite. Se da un lato il riutilizzo ha permesso alla pietra di conservarsi fino a noi, dall’altro la foratura e la decontestualizzazione ne hanno gravemente compromesso l’integrità e il valore storico-scientifico, privando la comunità del suo reale significato culturale.

Le immagini diffuse da Denise Diana riaccendono i riflettori sulla necessità di un censimento capillare e di una sorveglianza più stretta sui beni archeologici minori dispersi nei territori comunali. Troppo spesso, infatti, monumenti di immenso valore storico rimangono isolati all’interno di fondi privati, esposti all’incuria, alle modifiche arbitrarie o, nel peggiore dei casi, all’azione dei tombaroli.

L’auspicio è che la diffusione di queste immagini possa spingere le autorità locali e la Soprintendenza Archeologia a verificare lo stato del reperto, per valutarne la messa in sicurezza o il trasferimento in un’area protetta o museale, restituendo dignità a un pezzo di storia della Sardegna.

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