Le bellissime sfumature linguistiche del sardo: sapete cosa significa “pibinco”?
Nel ricco vocabolario della lingua sarda, esistono parole capaci di fotografare una sfumatura del carattere umano con una precisione chirurgica. Tra queste, una delle più note e diffuse è senza dubbio pibinco (o pibincu, al femminile pibinca). Un termine che intreccia vita quotidiana, cultura popolare e persino la storia del calcio isolano.
Dire a qualcuno che è pibinco significa attribuirgli una serie di sfaccettature non proprio simpatiche: pignolo, lagnoso, noioso o propriamente rompiscatole. Nel dettaglio, l’espressione viene usata per descrivere una persona particolarmente fastidiosa, che si fissa in modo meticoloso e opprimente su piccoli dettagli, o che insiste continuamente su una questione creando un inevitabile senso di tedio nei suoi interlocutori. I modi di dire tradizionali come “èssiri de pibinca” o “èssiri pibincu” servono proprio a marchiare chi, con i suoi modi insistenti e pedanti, finisce per stancare o indispettire chi gli sta intorno.
Se il termine è diventato celebre anche al di fuori delle conversazioni domestiche, il merito è del mondo del pallone. La parola pibinco fa infatti parte della memoria collettiva dei tifosi sardi per essere stata trasformata in un iconico soprannome calcistico.
Foto Wikipedia
Fu infatti ribattezzato “Sa Pibinca” l’attaccante uruguaiano Darío Silva durante la sua esperienza con la maglia del Cagliari. Il motivo? Un modo di giocare asfissiante, generoso e mai domo. Silva non dava tregua ai difensori avversari, rincorrendo ogni pallone e pressando senza sosta: una presenza calcisticamente “fastidiosa” e martellante che gli valse l’affettuoso e azzeccatissimo epiteto da parte della tifoseria rossoblù.
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