Crisi al Brotzu di Cagliari, la denuncia: «Aggressioni e insicurezza, risposte subito o sarà mobilitazione»
La misura è colma all’ARNAS G. Brotzu di Cagliari. Il peggioramento delle condizioni di lavoro e l’escalation di episodi di violenza ai danni degli operatori sanitari hanno spinto la USB PI Sanità a lanciare un fermo ultimatum ai vertici dell’Azienda.
Sovraffollamento, carenza strutturale di personale, carichi di lavoro insostenibili e turni estenuanti stanno compromettendo non solo la salute e la sicurezza di chi lavora, ma anche la qualità del servizio offerto ai cittadini.
Nel mirino del sindacato ci sono in particolare i recenti episodi di aggressione fisica e verbale registrati in Medicina d’Urgenza, dove la forte tensione causata dai lunghi tempi di attesa rischia di trasformare il personale nel bersaglio della rabbia degli utenti.
«Non chiamatela fatalità. Quando un rischio è conosciuto, quando gli episodi si ripetono e quando i lavoratori continuano a essere esposti, non si può più parlare di evento imprevedibile. È un rischio che deve essere affrontato e prevenuto», dichiara con fermezza Gianfranco Angioni, Responsabile Aziendale USB PI SANITÀ e RLS.
In base a quanto previsto dal Codice Civile e dalle normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro (D.Lgs. 81/2008 e Legge 113/2020), il sindacato sollecita una revisione straordinaria del Documento di Valutazione dei Rischi. Tra le priorità indicate figurano il rafforzamento della vigilanza — specie nelle fasce orarie più critiche —, il controllo degli accessi, l’adeguamento dell’illuminazione nei parcheggi e nei percorsi pedonali a tutela dei lavoratori dei turni serali e notturni, e il potenziamento dei sistemi di allarme e chiamata rapida.
«Non siamo più disponibili ad assistere alla solita sequenza: succede un’aggressione, si esprime solidarietà, si annuncia qualche intervento e poi, dopo pochi giorni, tutto torna come prima. La prevenzione deve venire prima dell’emergenza, non dopo», incalza Angioni.
La sigla sindacale ha richiesto la convocazione di un tavolo di confronto urgente entro un termine perentorio di sette giorni con la Direzione Generale, la Direzione Sanitaria, il RSPP e il Medico Competente. In assenza di risposte chiare, scatteranno le proteste.
«Abbiamo dato sette giorni per aprire un confronto serio. Non sette giorni per ricevere promesse. Vogliamo impegni precisi, ridefinizione delle dotazioni organiche, tempi certi e interventi verificabili. Se questo non avverrà, USB PI Sanità agirà di conseguenza», avverte il rappresentante sindacale.
L’appello si chiude con l’intenzione dichiarata di attivare tutte le forme di mobilitazione e di interessare gli organismi competenti per tutelare i lavoratori: «Il tempo degli annunci è finito. Ora servono fatti. E se i fatti non arriveranno, saremo noi a farci sentire», conclude Angioni.
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