Protesta pro Palestina all’aeroporto di Elmas, l’Associazione Chenàbura: «In atto una caccia all’ebreo, intervengano le autorità»
Vivi Quartu

Protesta pro Palestina all’aeroporto di Elmas, l’Associazione Chenàbura: «In atto una caccia all’ebreo, intervengano le autorità»

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20 August 2026
11:52
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Tensione e dure polemiche all’aeroporto di Cagliari-Elmas in occasione della manifestazione pacifica promossa dalla rete “Giovedì bianco”. Un gruppo di attivisti appartenenti a diverse sigle sarde si è presentato nella hall partenze al piano superiore dello scalo, imbracciando bandiere della Palestina e distribuendo volantini nei momenti coincidenti con l’arrivo e la partenza dei voli di linea collegati con la città israeliana di Tel Aviv. L’iniziativa, nata come presidio di dissenso contro la guerra e a sostegno della causa palestinese, ha provocato l’immediata e ferma presa di posizione dell’Associazione Chenàbura sardos pro-Israele, che insieme ad altre numerose realtà nazionali ha diffuso una nota di condanna.

Per la rete delle associazioni pro-Israele, il presidio organizzato nello scalo sardo travalica i confini della legittima critica politica per trasformarsi in una discriminazione diretta nei confronti dei passeggeri in transito.

«Ancora una volta l’aeroporto di Cagliari-Elmas è utilizzato come scenografia di un meeting politico per pubblicizzare pensieri indegni della nostra Regione e della democrazia. Ancora una volta l’aeroporto di Elmas offre il triste spettacolo di una caccia all’ebreo», dichiara il direttore dell’Associazione Chenàbura, Bruno Spinazzola. «Perché adesso non si dice più “ebreo”: i valori condivisi antirazzisti della nostra società lo proibiscono. Ma si è trovato un comodo modo di aggirare il divieto. Si usa il “doppio linguaggio”, quando si utilizzano certe parole per significarne altre. Così oggi si dice “sionista” o “israeliano”, ma sempre di ebrei si parla. L’aeroporto non può diventare una zona franca dove l’ebreo viene designato con il nome di “sionista” per poi essere sgridato, inseguito e marchiato d’infamia».

Il comunicato sottolinea come la scelta della data e del luogo dimostri la volontà di puntare il dito contro i turisti e i cittadini in arrivo, senza distinguere la composizione etnica e religiosa dei passeggeri in sbarco da Israele.

«Chiediamo di far cessare queste manifestazioni che non hanno nulla a che vedere con l’espressione di “dissenso nei confronti del governo italiano o israeliano”, ma che sono invece una vera e propria stigmatizzazione e discriminazione di semplici viaggiatori in un luogo pubblico», prosegue il testo. «Il silenzio delle autorità, l’assenza di condanna, equivale a un’adesione. È venuto il tempo di ritrovare la voce, perché la prudenza ha un prezzo: la banalizzazione».

Richiamando gli standard di tutela applicati da altri Paesi europei e le normative italiane vigenti in materia di contrasto alle discriminazioni razziali e religiose, la nota si chiude con la richiesta di un intervento deciso per garantire la sicurezza e la dignità di tutti i visitatori. «Le intenzioni verbose presentate dai manifestanti non possono nascondere che nei fatti cacciano tutti i passeggeri israeliani, e li cacciano per ciò che sono e non per ciò che fanno. È la loro presenza simbolica che dà fastidio. E questo ha un nome. Chiediamo che venga dimostrata determinazione di fronte a ogni manifestazione di odio antiebraico. È tempo di salvare l’onore dei sardi e di rifiutare ogni manifestazione di esclusione nei confronti di chiunque».

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