Infortuni, in Sardegna il doppio rispetto all’Italia: la domanda che ogni imprenditore dovrebbe farsi
«Siamo in regola». Molti imprenditori sardi lo dicono con sincerità, mostrando il Documento di Valutazione dei Rischi, gli attestati dei corsi e le nomine firmate. Ma i dati INAIL sui primi sette mesi del 2026 dicono che essere in regola, da solo, non basta più a dormire tranquilli.
In Sardegna le denunce di infortunio sul lavoro sono aumentate del 9,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, il doppio della media italiana (+4,9%). Insieme alla Sicilia, l’isola è tra le regioni con la crescita più alta. A livello nazionale i decessi denunciati scendono leggermente (da 432 a 422), ma le malattie professionali salgono del 16,6%. Sono dati provvisori, ma la direzione è chiara.
Un’azienda può avere ogni documento a posto e restare comunque esposta. Succede quando la carta descrive un’attività che non è più quella reale. Tra i settori nazionali in cui le denunce crescono di più ci sono sanità e assistenza (+6,8%), commercio (+3,5%), alloggio e ristorazione (+3,0%) e costruzioni (+2,1%), gli stessi che reggono buona parte dell’economia sarda.
Tra i principali segnali che indicano come la sicurezza esista solo sulla carta vi è prima di tutto un DVR mai modificato dalla sua redazione, anche a fronte di significativi cambiamenti in attrezzature, turni, mansioni o organico. Inoltre, spesso i lavoratori possiedono l’attestato del corso ma non saprebbero come reagire di fronte a un imprevisto, oppure le procedure aziendali risultano note soltanto a chi le ha redatte.
«La legge non fissa una scadenza per aggiornare il documento di valutazione dei rischi, ma impone di rielaborarlo, entro trenta giorni, quando cambiano in modo rilevante il processo produttivo o l’organizzazione del lavoro, dopo un infortunio significativo o se la sorveglianza sanitaria lo richiede», spiegano da Tcertifico. «Se in azienda è cambiato qualcosa di importante e il documento no, il rischio non è teorico».
Un infortunio grave non è solo un dramma umano. Per l’impresa significa attività ferma e, per chi ha responsabilità, possibili conseguenze penali. Dopo un incidente di seria entità gli organi di vigilanza intervengono e, se riscontrano una delle gravi violazioni indicate dal D.Lgs. 81/2008, può scattare la sospensione immediata dell’attività imprenditoriale.
Il paradosso è che la prevenzione efficace costa meno e in modo prevedibile, mentre l’imprevisto no. «Le imprese che ottengono risultati non sono quelle con più carte, ma quelle in cui datore di lavoro, preposti e lavoratori parlano ogni giorno delle stesse procedure», aggiungono da Tcertifico. «E la formazione è utile quando cambia il comportamento, non quando produce solo un attestato».
Per tutelare la propria azienda non serve stravolgere l’organizzazione, ma bastano tre controlli concreti:
- Confrontare il DVR con la realtà: analizzare cosa sia cambiato nell’ultimo anno tra macchinari, mansioni, turni e personale, verificando che il documento rifletta fedelmente l’operatività attuale.
- Mischiare teoria e pratica sul campo: chiedere a due o tre lavoratori come si comporterebbero durante un’emergenza. Se la risposta risulta incerta, la formazione va rivista nella sostanza e non solo rinnovata.
- Verificare la figura dei preposti: accertarsi che i preposti siano designati formalmente e siano pienamente consapevoli delle proprie mansioni. La legge li incarica di vigilare sull’applicazione delle regole e di interrompere le lavorazioni in caso di pericolo grave: rappresentano la prima linea della prevenzione, ma sono spesso la figura meno curata.
Se una di queste tre verifiche non fornisce risposte convincenti, il momento per intervenire è prima del prossimo controllo, e soprattutto prima del prossimo incidente.
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Fonte dei dati: INAIL, dati provvisori aggiornati a luglio 2026.
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