Dopo nove mesi di lotta si è spento Gavino Petretto, imprenditore di Porto Torres e ironman
Dopo nove mesi di lotta si è spento Gavino Petretto, imprenditore di Porto Torres e ironman.
Si è conclusa dopo nove mesi la lunga battaglia di Gavino Petretto, 71 anni, imprenditore originario di Porto Torres, rimasto gravemente ferito nel drammatico incidente avvenuto la mattina del 18 settembre 2025 mentre era in bicicletta all’incrocio tra via Verdi e via Dell’Industria, dove fu travolto da un’auto durante uno dei suoi allenamenti.
Da quel momento le sue condizioni sono apparse subito critiche, con un quadro clinico segnato da lesioni interne multiple, un grave trauma cranico-facciale e un importante trauma spinale, che hanno reso necessario il ricovero in rianimazione al Santissima Annunziata di Sassari e un lungo periodo di coma farmacologico, prima del successivo trasferimento all’ospedale Montecatone di Imola, dove aveva iniziato un percorso di riabilitazione che, col passare del tempo, aveva mostrato piccoli segnali di ripresa, fino al ritorno della capacità di sorridere e a una graduale riapertura verso la vita.
Il quadro clinico però si è aggravato fino all’esito fatale avvenuto nella notte, chiudendo un percorso sanitario lungo e complesso; Petretto era conosciuto non solo come imprenditore e tecnico delle costruzioni industriali, ma anche come figura professionale con una lunga esperienza nella direzione di cantieri edili e impianti industriali, oltre a un passato di lavoro all’estero alla guida di imprese metalmeccaniche con centinaia di dipendenti, esperienza che ne aveva consolidato competenze e reputazione nel settore; la sua figura, però, era ricordata soprattutto per il carattere umano, segnato da ironia, disponibilità e generosità, qualità che lo avevano reso molto conosciuto e stimato nella sua comunità.
La passione per lo sport era arrivata relativamente tardi, dopo i 50 anni, quando aveva iniziato ad allenarsi con costanza nel triathlon, arrivando a partecipare a numerose gare Ironman e preparandosi anche a competizioni internazionali come quella di Barcellona, uno degli appuntamenti più impegnativi della disciplina; nella sua vita trovavano spazio anche la musica e la manualità, passioni coltivate con continuità e con entusiasmo, tanto da frequentare la Scuola Civica di musica De André, dove seguiva il corso di chitarra e partecipava regolarmente ai saggi finali, mentre restava forte il legame con le proprie origini e con il quartiere di San Gavino, di cui andava orgoglioso; a ricordarlo è Benedetto Sechi, che ne ha descritto il percorso umano e professionale, sottolineando come fosse un uomo capace di costruirsi da solo attraverso esperienze lavorative importanti, anche all’estero, e come negli ultimi anni avesse scelto di dedicare parte del suo tempo ad allenare nella corsa ragazzi con disabilità, accompagnandoli alle competizioni e vivendo questa attività come un arricchimento personale, convinto del valore umano di quel rapporto.
La sua morte, arrivata a distanza di nove mesi dall’incidente, ha profondamente colpito la comunità di Porto Torres, che oggi ne ricorda la figura di imprenditore, atleta e uomo impegnato nel sociale, lasciando un vuoto significativo tra familiari, amici e conoscenti.
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