Dalla Siria martoriata alla laurea all’Università di Cagliari: la storia di Maher, da rifugiato a ingegnere
Vivi Quartu

Dalla Siria martoriata alla laurea all’Università di Cagliari: la storia di Maher, da rifugiato a ingegnere

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Admin Quartu.NET
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04 October 2026
17:11
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Ci sono storie in cui il destino personale incrocia il senso più profondo di una comunità, trasformando la fatica del viaggio in una promessa per il futuro. È la storia di Maher Ghomayyeh, giovane siriano originario di Homs — la storica Emesa romana, terza città della Siria martoriata dalla guerra —, che a Cagliari ha coronato un percorso straordinario conseguendo la laurea in Ingegneria Ambientale.

Un traguardo celebrato con immensa commozione dalla Comunità di Vita Cristiana “Immacolata” di Cagliari, che lo ha accolto al suo arrivo in Sardegna e gli è rimasta accanto in questi anni. Una coincidenza dal forte valore simbolico: il coronamento del suo percorso universitario è giunto proprio in concomitanza con la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato.

A raccontare il peso e la bellezza di questo viaggio è lo stesso Maher, in un’intensa riflessione affidata ai suoi profili sociali: “Cinque anni… Cinque anni lontano dalla mia famiglia, lontano dal posto dove sono cresciuto, il posto dove ho imparato e vissuto i miei migliori ricordi. Cinque anni fa ho deciso di viaggiare e cercare un nuovo futuro. Non mi aspettavo che la strada sarebbe stata così difficile. Pensavo che la vita in Europa sarebbe stata facile, che tutto fosse possibile e che una persona potesse vivere una vita felice.”

Accanto ai momenti belli e ai nuovi incontri, il percorso ha richiesto un tributo altissimo di sacrifici personali, condizionati dal confronto con una lingua e una cultura sconosciute. “Ho affrontato grandi difficoltà e sfide… stanchezza, notti insonni, esaurimento, studio e pressione. La parte più difficile di tutto è stato studiare una nuova lingua, in cui inizialmente pensavo di non riuscire mai. A volte mi chiedevo: come faccio a continuare? Come faccio a laurearmi? Ma poco a poco, con duro lavoro e determinazione, sono riuscito a concludere.”

Nel suo discorso di ringraziamento, il neo-ingegnere ha voluto sottolineare l’importanza fondamentale di chi non lo ha mai lasciato solo, trasformando la solitudine del migrante in una rete di affetto e sostegno. “Ho avuto persone al mio fianco, vicine o lontane, che mi hanno aiutato con una parola, un consiglio, un incoraggiamento, o addirittura solo con la loro presenza. Per queste persone, che hanno vissuto con me la gioia e la tristezza, sono riuscito a laurearmi e sono diventato un ingegnere. Dal profondo del mio cuore, grazie a ciascuno di voi. Ma questo non è la fine… Al contrario, è solo l’inizio di qualcosa di più grande.”*

La storia di Maher dimostra come dietro la parola “migrazione” si nascondano storie di talento, determinazione, fatica e relazioni umane proiettate verso il domani. Accogliere non significa soltanto offrire un riparo, ma creare le condizioni affinché ciascuno possa mettere a frutto le proprie competenze, diventando risorsa e parte attiva della società. Quando si costruiscono opportunità reali e legami solidi, non cresce soltanto il singolo individuo, ma si arricchisce l’intera comunità che lo ospita.

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