Contos #3 – SURRA: la rabbia sarda che non sa dove andare
Cronaca

Contos #3 – SURRA: la rabbia sarda che non sa dove andare

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Admin Quartu.NET
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03 July 2026
15:04
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C’è qualcosa di profondamente sardo nella rabbia che monta contro chi tratta la nostra isola “come uno spazio da usare, vendere o svuotare”. Io per primo, cresciuto a metà tra le campagne del Nuorese e le coste vendute a pezzi al miglior offerente, capisco quella rabbia. Ma è proprio perché amo questa terra fino al midollo che non posso ignorare un dubbio che mi tormenta da mesi: SURRA sa davvero dove vuole portarci, o si limita a urlare “no” nel vuoto?

Chi sono, cosa dicono di essere

SURRA — acronimo di Sardigna Unida Rinaschìda Resistenti Autodeterminada — nasce come rete di attivisti sardi, guidata da volti come Elena Pinna e Michael Ardu, con l’obiettivo dichiarato di risvegliare “coscienza, organizzazione e mutuo soccorso” contro lo sfruttamento del territorio. Si definiscono apartitici per statuto, sostenendo che “la causa sarda riguardi la dignità e i diritti di un popolo”, temi che a loro dire vanno oltre le logiche di schieramento. Pinna stessa, artista sarda emigrata in Francia, ha spiegato in un’intervista che il movimento “non è contro un gruppo politico o una parte sociale, ma contro uno stato di immobilità mentale e collettiva”.

Le loro battaglie principali riguardano la cosiddetta “colonizzazione energetica”: la trasformazione della Sardegna in quella che chiamano una “piattaforma energetica periferica” per interessi esterni, mascherata sotto l’etichetta di transizione verde. Su questo punto, va detto senza ipocrisia, non hanno tutti i torti: l’assalto eolico e fotovoltaico che l’isola sta subendo è reale, documentato, e alimenta legittimamente la protesta dei comitati locali.

Il problema del “no” senza alternativa

Ed è qui che casca l’asino, almeno per me. A Cala Finanza, durante la mobilitazione dello scorso 1 luglio, SURRA ha ribadito con forza che nessun partito è benvenuto a manifestare al loro fianco. Capisco l’intento: proteggersi dalla strumentalizzazione politica, evitare che un partito si appropri della causa sarda per convenienza elettorale. Ma rifiutare in blocco ogni interlocuzione con chi, nel bene e nel male, ha il potere legislativo di cambiare le cose, non è coraggio: è comodità.

Fare piazza, produrre slogan potenti come “Surra non dialoga con l’inerzia, la interrompe”, fa presa emotiva e funziona benissimo sui social — lo dimostra la loro crescita rapida su Instagram e TikTok. Ma la protesta pura, senza una proposta di sviluppo energetico alternativo, senza un piano industriale per l’isola, senza un dialogo strutturato con il Consiglio regionale davanti al quale pure hanno manifestato, rischia di restare un rumore di fondo, per quanto rumoroso e sentito.

Una critica, non una difesa della politica

Non fraintendetemi: non sto difendendo la Regione, non sto difendendo i partiti sardi che per decenni hanno alimentato “divisioni, individualismo” e svenduto pezzi di Sardegna per interessi personali, come li accusa lo stesso movimento. La politica sarda ha responsabilità enormi, la legge Pratobello ignorata nonostante le firme popolari ne è la prova plastica. Ma proprio perché quella legge è stata calpestata dentro le stanze del potere, la battaglia si vince dentro quelle stanze, non fuori a urlare che nessuno lì dentro è benvenuto nella propria piazza.

AspettoPosizione SURRALimite evidenteRapporto con i partitiRifiuto totale, movimento “apartitico” Nessun canale per tradurre la protesta in leggeObiettivo dichiarato“Sardegna libera” e autodeterminata Assenza di un programma concreto di sviluppoMetodoMobilitazione di piazza, comunicazione social Rischio di restare simbolico senza esiti praticiTema forteOpposizione alla speculazione energeticaCondivisibile, ma manca proposta energetica alternativa

Una Sardegna che “smette di chiedere permesso” mi affascina quanto vi affascina, da sardo orgoglioso. Ma la libertà vera non si conquista solo alzando la voce sulla spiaggia di Cala Finanza: si conquista anche sporcandosi le mani nelle aule dove le leggi si scrivono, si emendano, si bloccano davvero. Finché SURRA sceglierà di restare fuori da quelle porte per principio, resterà — temo — una bellissima voce di dissenso, ma senza la forza politica per trasformare la rabbia sarda in cambiamento reale.

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