Contos #1 – Cala Finanza, la farsa dello Stato che dice “stop” ma non ferma niente
Diciamocelo chiaro, con la faccia che ci ritroviamo: il governo ha “revocato” l’autorizzazione unica per Tavolara Bay solo dopo che il mondo intero si è accorto di cosa stava succedendo davanti alle coste più belle del Mediterraneo. Non è vittoria, è ritirata tattica. E chi in Sardegna festeggia come se avessimo vinto la partita farebbe bene a rileggersi gli atti prima di stappare lo spumante. (instagram)
La cronistoria di un tradimento annunciato
A febbraio la Struttura di missione ZES per il Mezzogiorno dà il via libera al progetto: hotel a cinque stelle, decine di ville, ristoranti, porto turistico, eliporto e persino un campo da golf, tutto incollato all’Area Marina Protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo, istituita nel 1997. Un’area dove il Piano Paesaggistico Regionale vieta qualsiasi costruzione entro trecento metri dalla battigia. Eppure qualcuno a Roma ha pensato bene che le regole della Sardegna sull’uso del proprio territorio fossero un dettaglio superabile con una procedura semplificata pensata per le fabbriche, non per le coste vergini. (instagram)
Il 4 giugno il Consiglio dei ministri respinge l’opposizione formale della Regione Sardegna e del Ministero della Cultura, riattivando l’autorizzazione. Poi, di fronte allo scandalo mediatico che esplode, arriva il dietrofront con la revoca dell’autorizzazione unica raccontata come una resa dello Stato al buon senso. Bella scena. Peccato sia teatro.
Il trucco delle rinunce parziali
Perché mentre a Roma si fa la faccia pentita, la Tavolara Bay Srl del gruppo brasiliano Jhsf Fasano fa un passo indietro solo su una parte del progetto: niente moduli abitativi stagionali né sentieri nelle aree boschive, ma solo per la stagione 2026. Un rinvio tattico, non una rinuncia. Il ricorso della Regione al Tar viene respinto nella richiesta di sospensiva, e la causa vera si discuterà l’8 luglio. Nel frattempo l’amministratore delegato della società, Biancu, si professa “solidale” con il fratello e il CEO ribadisce che “siamo in regola”. Certo, in regola con leggi scritte apposta per aggirare le tutele paesaggistiche che difendiamo da decenni.
Il sindaco che ci prova, ma il nodo resta
Il sindaco di Loiri Porto San Paolo, Francesco Lai, ha finalmente formalizzato la revoca dell’ordinanza controversa del novembre 2025, quella che permetteva il cambio di destinazione d’uso di Villa Joy da residenziale a turistico-ricettivo. Bene, bravo sindaco, tardi ma bravo. Peccato che resti in piedi l’autorizzazione ZES Unica ottenuta da Tavolara Bay, quella che davvero conta. È come disinnescare il detonatore secondario mentre quello principale continua a ticchettare. (unionesarda)
ChiCosa ha fattoEffetto realeGoverno (ZES Unica)Ha autorizzato, poi “revocato” sotto pressione instagram+1Autorizzazione formalmente in vigore, giudizio TAR l’8 luglio (unionesarda)Regione SardegnaRicorso al TAR contro l’autorizzazioneSospensiva respinta, causa rinviata (lanuovasardegna)Comune di Loiri Porto San PaoloRevoca ordinanza su Villa Joy (unionesarda)Toglie un presupposto, non blocca il progettoTavolara Bay Srl (Jhsf Fasano)Rinuncia parziale solo per stagione 2026 (lanuovasardegna)Il grosso del progetto resta sul tavoloLa Sardegna venduta un ettaro alla volta
Qui il punto non è la burocrazia, è la dignità. Un’isola brasiliana di immobiliaristi arriva, taglia macchia mediterranea a fine marzo su un promontorio protetto, e lo fa forte di una legge nazionale pensata per attrarre industrie nel Mezzogiorno, non per svendere coste vergini a chi vuole costruirci un golf resort. Dieci ettari affacciati su Tavolara, uno dei simboli più fotografati e amati della nostra isola, rischiano di diventare l’ennesimo trofeo di un turismo che ci considera solo terra da monetizzare, non comunità da rispettare. (gruppodinterventogiuridicoweb)
E mentre i comunicati ufficiali parlano di “revoche” e “sospensive”, la vera domanda resta senza risposta: chi decide davvero cosa succede alla nostra terra? Non i sardi, evidentemente, ma un tavolo romano che può riaprire i giochi appena passa la tempesta mediatica. La Sardegna non è un problema logistico da procedura semplificata, è casa nostra. E se non lo capiscono a Roma, forse è ora che qualcuno glielo ricordi con toni meno diplomatici delle sospensive del TAR.
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