65 edizioni di intrecci, memoria e futuro: Mogoro, al via la Fiera dell’Artigianato Artistico della Sardegna
Vivi Quartu

65 edizioni di intrecci, memoria e futuro: Mogoro, al via la Fiera dell’Artigianato Artistico della Sardegna

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15 July 2026
16:37
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Sessantacinque edizioni raccontano una storia che attraversa il tempo senza perdere la capacità di rinnovarsi. È la storia della Fiera dell’Artigianato Artistico della Sardegna, uno degli appuntamenti culturali più rappresentativi dell’Isola, che dal 18 luglio al 13 settembre, tutti i giorni con orario continuato dalle 10 alle 21, tornerà ad abitare gli spazi del Centro Fiera del Tappeto di Mogoro con la sua 65ª edizione. L’inaugurazione ufficiale si terrà venerdì 17 luglio alle ore 19, con il tradizionale taglio del nastro affidato all’ex sindaco di Mogoro Sandro Broccia, figura che ha legato il proprio nome a una stagione significativa di crescita e consolidamento della manifestazione.

Saranno 113 gli artigiani protagonisti della manifestazione, provenienti da tutta la Sardegna e rappresentativi di 13 settori dell’artigianato artistico, chiamati a raccontare la ricchezza e la contemporaneità del saper fare isolano attraverso un percorso espositivo completamente ripensato secondo il concept “Intrecci”. Ceramica, tessitura, oreficeria, legno, vetro, metalli, pelletteria, coltelleria, ricamo, intreccio, pietra, tessuti e produzioni agroalimentari dialogheranno all’interno di un allestimento che supera la tradizionale suddivisione per categorie e costruisce nuove relazioni tra opere, materiali e linguaggi.

Nata per promuovere il sapere manifatturiero della Sardegna e sostenere il lavoro delle sue imprese artigiane, la Fiera è oggi molto più di una vetrina espositiva. Nel corso dei decenni è diventata un luogo di incontro tra tradizione e ricerca, tra memoria e innovazione, tra territori, progettisti, artigiani e pubblico. Un patrimonio culturale collettivo che continua a interrogarsi sul ruolo dell’artigianato nella società contemporanea, riconoscendolo come espressione viva della cultura materiale e della capacità di un territorio di raccontarsi attraverso il lavoro delle mani.

La sessantacinquesima edizione si inserisce in questo percorso proponendo una riflessione che parte dall’identità stessa della manifestazione. Il tema scelto dalla direzione artistica, “Intrecci”, non rappresenta soltanto un riferimento alla tessitura, profondamente legata alla storia di Mogoro, ma diventa la metafora di una rete di relazioni che rende possibile l’esistenza stessa della Fiera. È un intreccio di persone, competenze, materiali, linguaggi, esperienze e visioni che, anno dopo anno, costruisce un’identità collettiva in continua trasformazione.

La Fiera viene così interpretata come un organismo vivo, frutto di una lunga stratificazione di esperienze. Ogni edizione lascia una traccia che dialoga con quelle precedenti, contribuendo a costruire un racconto condiviso fatto di opere, allestimenti, idee e relazioni. Nulla nasce in maniera isolata: ogni manufatto porta con sé una storia, ogni artigiano custodisce un sapere, ogni visitatore aggiunge uno sguardo nuovo a un patrimonio che continua ad arricchirsi nel tempo. È proprio questa rete di connessioni il cuore del progetto culturale del 2026.

Accanto alla qualità delle produzioni artigianali, la manifestazione conferma la volontà di affermarsi come uno spazio di riflessione sul contemporaneo, capace di mettere in dialogo discipline differenti e di raccontare come il valore dell’artigianato non risieda soltanto nell’oggetto finale, ma anche nel processo creativo, nella trasmissione dei saperi, nella relazione tra chi realizza un’opera e chi la osserva. È una prospettiva che amplia lo sguardo sulla cultura del fare, trasformando la visita alla Fiera in un’esperienza che invita a comprendere i gesti, le tecniche e le storie racchiuse in ogni manufatto.

«La sessantacinquesima edizione della Fiera dell’Artigianato Artistico della Sardegna rappresenta un traguardo importante non solo per Mogoro, ma per tutta l’Isola», afferma il sindaco di Mogoro, Luca Orrù. «Da oltre sessant’anni questa manifestazione custodisce e valorizza il patrimonio dell’artigianato artistico sardo, diventando un punto di riferimento per artigiani, visitatori e operatori del settore. È un patrimonio che appartiene alla nostra comunità e che continuiamo a sostenere con convinzione, nella consapevolezza che cultura, tradizione e innovazione possano crescere insieme. Il tema Intrecci interpreta perfettamente questa visione: racconta le relazioni tra persone, competenze e territori che, anno dopo anno, rendono possibile la Fiera. Invito tutti a visitare Mogoro e a vivere un’edizione che celebra la nostra storia guardando con fiducia al futuro.»

«La Fiera dell’Artigianato Artistico della Sardegna raggiunge quest’anno la sessantacinquesima edizione e porta con sé un patrimonio fatto di storia, coraggio, dedizione e sacrificio», sottolinea l’assessore comunale all’Artigianato Francesco Serrenti. «Sono felice di poter proseguire il lavoro avviato nei cinque anni precedenti con l’amministrazione guidata dal sindaco Donato Cau e di continuare a seguire una manifestazione che conosco sempre più da vicino. Ringrazio il sindaco Luca Orrù per la fiducia e tutte le persone che, dentro e fuori il Comune, lavorano ogni anno con passione perché la Fiera continui a crescere. Un ringraziamento particolare va a Violetta Scanu, che ha ideato il progetto curatoriale di questa edizione. Il tema scelto, Intrecci, racconta perfettamente l’identità della Fiera. L’intreccio richiama immediatamente Mogoro, la sua tradizione tessile, i suoi arazzi e i manufatti che fanno parte della nostra storia, ma rappresenta anche molto di più. La Fiera è essa stessa un intreccio di persone, relazioni, competenze, idee, colori, allestimenti e professionalità che, anno dopo anno, si arricchisce di nuovi contributi senza perdere la memoria del proprio passato. È questo il valore più autentico della manifestazione: una comunità che continua a costruire il proprio futuro partendo da una storia condivisa».

La direzione artistica, affidata a Violetta Scanu, ha costruito questa edizione partendo proprio dall’idea che ogni Fiera sia una stratificazione di esperienze. Il progetto curatoriale non guarda quindi soltanto alle opere esposte, ma alle relazioni che le generano: tra gli artigiani, tra i materiali, tra i diversi linguaggi espressivi e tra la memoria della tradizione e le possibilità offerte dalla ricerca contemporanea. Una visione che troverà espressione non soltanto nei contenuti della manifestazione, ma anche nel nuovo allestimento degli spazi espositivi, pensato per accompagnare il visitatore all’interno di un racconto unitario.

«La Fiera dell’Artigianato Artistico della Sardegna rappresenta uno dei momenti più importanti per il nostro territorio», afferma la direttrice artistica della 65ª edizione, Violetta Scanu. «Assumere la direzione artistica di questa edizione ha significato affrontare una grande responsabilità, fatta di ascolto, confronto e costante ricerca di equilibrio. Il concept Intrecci nasce proprio da questo percorso: non racconta soltanto i fili della tessitura, profondamente legata all’identità di Mogoro, ma anche le relazioni che uniscono artigiani, maestranze, idee, istituzioni e comunità. Ogni scelta progettuale è il risultato di un dialogo condiviso, con l’obiettivo di valorizzare il lavoro degli artigiani e offrire ai visitatori un’esperienza capace di raccontare la Sardegna contemporanea senza perdere il legame con le proprie radici. Mi auguro che chi attraverserà questi spazi possa percepire il valore umano, culturale e creativo che questa Fiera custodisce e continua a rinnovare, edizione dopo edizione».

Se il tema dell’edizione 2026 è “Intrecci”, il progetto curatoriale ne rappresenta la traduzione concreta. L’idea sviluppata dalla direzione artistica parte da una riflessione semplice quanto profonda: la Fiera dell’Artigianato Artistico della Sardegna non è soltanto un luogo espositivo, ma una rete di relazioni costruita nel tempo. Le persone che l’hanno ideata e fatta crescere, gli artigiani, i progettisti, gli allestitori, le istituzioni, gli organizzatori e il pubblico hanno contribuito, ciascuno con il proprio ruolo, a dare forma a un’identità che continua a evolversi. È proprio da questa consapevolezza che nasce il concept di quest’anno, che interpreta l’intreccio non come semplice tecnica artigianale, ma come metafora delle connessioni che rendono possibile la manifestazione stessa.

L’intreccio diventa così il filo conduttore di una narrazione che attraversa l’intero percorso espositivo. È l’intreccio dei materiali, dei gesti, delle competenze, delle generazioni, della memoria e della ricerca. È il dialogo continuo tra tradizione e innovazione, tra il patrimonio storico dell’artigianato sardo e la sua capacità di interpretare il presente. In questa prospettiva, ogni opera non racconta soltanto il lavoro di un singolo artigiano, ma entra a far parte di un racconto collettivo nel quale ogni esperienza contribuisce ad arricchire quella delle altre.

Questa visione si riflette direttamente nell’allestimento, che rappresenta uno degli elementi di maggiore novità della sessantacinquesima edizione. La tradizionale suddivisione degli spazi per comparti produttivi lascia infatti il posto a un percorso costruito sulle relazioni tra le opere. Materiali differenti vengono messi in dialogo tra loro, creando accostamenti inediti che invitano il visitatore a osservare l’artigianato da una prospettiva diversa. Ceramica, vetro, legno, metalli, tessuti, pelletteria, coltelleria e gli altri linguaggi della manifattura isolana convivono così all’interno di uno spazio che privilegia le affinità progettuali, le contaminazioni e i rimandi reciproci rispetto alla semplice classificazione merceologica.

L’obiettivo è costruire una visita che non proceda per compartimenti stagni, ma per scoperte successive, mettendo in evidenza il modo in cui tecniche e materiali apparentemente lontani condividano processi creativi, sensibilità progettuali e una comune attenzione al valore della materia. La Fiera si trasforma così in un paesaggio di connessioni, dove ogni manufatto dialoga con gli altri e contribuisce a costruire un’esperienza unitaria.

A rappresentare simbolicamente questa idea sarà anche la grande installazione centrale sospesa, destinata a diventare il cuore visivo della manifestazione. L’opera utilizza fili di lana reinterpretati attraverso un linguaggio essenziale e contemporaneo, recuperando uno dei materiali più identitari della storia della Fiera e trasformandolo in un elemento architettonico capace di attraversare lo spazio. Non si tratta di una semplice installazione scenografica, ma di una vera dichiarazione d’intenti: il filo, nella sua apparente semplicità, diventa il segno che unisce persone, opere e luoghi, rendendo visibile il concetto di intreccio che attraversa l’intera manifestazione.

Anche la distribuzione degli ambienti contribuisce a rafforzare questa visione. Il visitatore attraverserà spazi dedicati ai diversi linguaggi dell’artigianato, alternati ad aree ibride pensate per favorire il dialogo tra discipline differenti, mentre il percorso sarà scandito da elementi capaci di mettere continuamente in relazione opere, materiali e territori. Il risultato è un’esperienza di visita dinamica, nella quale ogni ambiente diventa parte di un racconto più ampio e coerente.

L’allestimento, dunque, non svolge soltanto una funzione espositiva. Diventa esso stesso uno strumento di interpretazione, accompagnando il pubblico nella comprensione del progetto culturale della Fiera. Le opere non vengono semplicemente presentate, ma inserite in un contesto che ne valorizza i rimandi, le influenze reciproche e la capacità di raccontare un patrimonio che continua a reinventarsi senza perdere il legame con le proprie radici.

È questa la cifra distintiva della 65ª edizione: non limitarsi a esporre il meglio dell’artigianato artistico della Sardegna, ma offrire una lettura contemporanea del suo significato culturale, mostrando come dietro ogni manufatto si nasconda una trama fatta di relazioni, competenze, memoria, ricerca e futuro. Ed è proprio in questa trama, invisibile ma fondamentale, che il tema degli “Intrecci” trova la sua espressione più autentica.

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