Sovraffollamento carcerario: il Sappe propone di riaprire l’Asinara ma la politica e i parchi dicono no
Vivi Quartu

Sovraffollamento carcerario: il Sappe propone di riaprire l’Asinara ma la politica e i parchi dicono no

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26 August 2026
11:04
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Sovraffollamento carcerario: il Sappe propone di riaprire l’Asinara ma la politica e i parchi dicono no.

 

Il dramma del sovraffollamento carcerario torna prepotentemente al centro del dibattito pubblico italiano e solleva nuovamente una questione complessa tra esigenze di sicurezza e tutela ambientale. Si torna così a parlare di carceri sovraffollate e della proposta, o provocazione, di riaprire l’Asinara. Questa misura è chiesta dal segretario del Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria. A essa è seguita l’immediata replica che definisce la richiesta irricevibile.

 

Da super carcere di massima sicurezza a Parco nazionale nel 1997, da trent’anni il nome dell’Asinara spunta regolarmente come presunta soluzione al grave problema del sovraffollamento degli istituti penitenziari e della gestione dei detenuti responsabili di aggressioni. Sul tema ci riprova il Sappe, il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria che, attraverso il suo segretario generale Donato Capece, propone con forza di valutare la riapertura degli storici istituti di Pianosa e Asinara. In alternativa, suggerisce di creare apposite strutture nazionali specializzate, specificamente progettate per accogliere un numero limitato di persone ad altissima criticità.

 

Sottolineando fermamente che il carcere non può essere governato dalla legge del più forte, Capece chiede contestualmente, prima ancora di procedere a costruire nuove strutture, la piena e rigorosa applicazione degli strumenti giuridici già contemplati dalla normativa vigente. Il riferimento normativo avanzato dal sindacato è soprattutto all’articolo 14-bis dell’ordinamento penitenziario. Questo articolo disciplina dettagliatamente il regime di sorveglianza particolare per tutti coloro che compromettono la sicurezza o l’ordine degli istituti, oppure ricorrono alla violenza e alle minacce nei confronti del personale o dei compagni di detenzione.

 

Inoltre, Capece richiama l’articolo 32 del regolamento di esecuzione dell’ordinamento penitenziario. Esso consente formalmente di destinare a istituti o a sezioni apposite i detenuti il cui comportamento aggressivo richieda particolari cautele operative. Questa posizione ha suscitato l’immediata e dura replica di Sinistra Italiana AVS dell’Isola d’Elba. La forza politica dichiara apertamente che la proposta avanzata da Capece è irricevibile e irrealizzabile. Pur denunciando giustamente la situazione sempre più drammatica e insostenibile nelle carceri italiane, si contesta il fatto che si rilanci per l’ennesima volta la richiesta di riaprire le carceri di Pianosa e dell’Asinara. Queste strutture sono chiuse da ben trent’anni proprio perché quei territori fanno parte integrante di parchi nazionali protetti e sono rigorosamente salvaguardati da rigide direttive europee per la tutela della fauna e dei rispettivi habitat naturali.

Sovraffollamento carcerario: il Sappe propone di riaprire l’Asinara ma la politica e i parchi dicono no.

Il dramma del sovraffollamento carcerario torna prepotentemente al centro del dibattito pubblico italiano e solleva nuovamente una questione complessa tra esigenze di sicurezza e tutela ambientale. Si torna così a parlare di carceri sovraffollate e della proposta, o provocazione, di riaprire l’Asinara. Questa misura è chiesta dal segretario del Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria. A essa è seguita l’immediata replica che definisce la richiesta irricevibile.

Da super carcere di massima sicurezza a Parco nazionale nel 1997, da trent’anni il nome dell’Asinara spunta regolarmente come presunta soluzione al grave problema del sovraffollamento degli istituti penitenziari e della gestione dei detenuti responsabili di aggressioni. Sul tema ci riprova il Sappe, il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria che, attraverso il suo segretario generale Donato Capece, propone con forza di valutare la riapertura degli storici istituti di Pianosa e Asinara. In alternativa, suggerisce di creare apposite strutture nazionali specializzate, specificamente progettate per accogliere un numero limitato di persone ad altissima criticità.

Sottolineando fermamente che il carcere non può essere governato dalla legge del più forte, Capece chiede contestualmente, prima ancora di procedere a costruire nuove strutture, la piena e rigorosa applicazione degli strumenti giuridici già contemplati dalla normativa vigente. Il riferimento normativo avanzato dal sindacato è soprattutto all’articolo 14-bis dell’ordinamento penitenziario. Questo articolo disciplina dettagliatamente il regime di sorveglianza particolare per tutti coloro che compromettono la sicurezza o l’ordine degli istituti, oppure ricorrono alla violenza e alle minacce nei confronti del personale o dei compagni di detenzione.

Inoltre, Capece richiama l’articolo 32 del regolamento di esecuzione dell’ordinamento penitenziario. Esso consente formalmente di destinare a istituti o a sezioni apposite i detenuti il cui comportamento aggressivo richieda particolari cautele operative. Questa posizione ha suscitato l’immediata e dura replica di Sinistra Italiana AVS dell’Isola d’Elba. La forza politica dichiara apertamente che la proposta avanzata da Capece è irricevibile e irrealizzabile. Pur denunciando giustamente la situazione sempre più drammatica e insostenibile nelle carceri italiane, si contesta il fatto che si rilanci per l’ennesima volta la richiesta di riaprire le carceri di Pianosa e dell’Asinara. Queste strutture sono chiuse da ben trent’anni proprio perché quei territori fanno parte integrante di parchi nazionali protetti e sono rigorosamente salvaguardati da rigide direttive europee per la tutela della fauna e dei rispettivi habitat naturali.

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