Sindrome di Crisponi, la malattia rara dei neonati scoperta dai ricercatori Giangiorgio e Laura Crisponi, padre e figlia
Vivi Quartu

Sindrome di Crisponi, la malattia rara dei neonati scoperta dai ricercatori Giangiorgio e Laura Crisponi, padre e figlia

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12 October 2026
17:02
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C’è una storia di scienza, coraggio e radici sarde dietro una delle scoperte più importanti nel campo delle malattie genetiche rare. È quella della sindrome di Crisponi, una patologia gravissima, osservata prevalentemente in Sardegna, il cui studio ha visto protagonisti due ricercatori legati anche da un rapporto familiare: il medico cagliaritano Giangiorgio Crisponi, che la identificò per la prima volta nel 1996, e sua figlia Laura, genetista del Consiglio nazionale delle ricerche, che nel 2007 contribuì a individuare il gene responsabile.

Una vicenda che racconta come la ricerca scientifica, partendo dall’osservazione clinica di una malattia rarissima, possa arrivare a individuare le sue basi genetiche e aprire nuove strade per la diagnosi e, in prospettiva, per il trattamento.

La sindrome di Crisponi è una malattia genetica autosomica recessiva che si manifesta generalmente fin dalla nascita. Tra i sintomi figurano anomalie del volto, contratture muscolari, difficoltà respiratorie e problemi di alimentazione, accompagnati da episodi di febbre molto elevata. Nelle forme più gravi, le complicazioni possono essere fatali già nelle prime settimane o nei primi mesi di vita. I bambini che sopravvivono possono sviluppare ulteriori problemi, tra cui scoliosi severa e alterazioni della sudorazione e della regolazione della temperatura corporea.

La particolare concentrazione di casi nell’Isola ha reso la Sardegna un territorio fondamentale per lo studio della patologia. Proprio l’osservazione delle famiglie sarde colpite dalla malattia ha consentito ai ricercatori di raccogliere informazioni preziose per comprenderne l’origine.

Il primo passo risale al 1996, quando Giangiorgio Crisponi descrisse e identificò la sindrome che avrebbe poi preso il suo nome. Quella prima osservazione clinica permise di riconoscere una patologia fino ad allora non identificata come entità distinta. La svolta successiva arrivò grazie al lavoro della figlia, Laura Crisponi, ricercatrice dell’Istituto di neurogenetica e neurofarmacologia del CNR di Cagliari. Nel 2007, il gruppo di ricerca riuscì a individuare il gene CRLF1, le cui mutazioni sono responsabili della sindrome.

Per arrivare al risultato, gli studiosi analizzarono il patrimonio genetico di cinque famiglie sarde e tre famiglie turche colpite dalla malattia, identificando quattro diverse mutazioni del gene, due delle quali riscontrate specificamente nei casi sardi studiati. La ricerca venne condotta in collaborazione con il Cologne Center for Genomics e l’Università di Münster, in Germania, e pubblicata sull’*American Journal of Human Genetics*, prestigiosa rivista scientifica internazionale.

Dietro la scoperta non ci sono soltanto laboratori, analisi genetiche e pubblicazioni scientifiche, ma anche la partecipazione delle famiglie che hanno scelto di contribuire agli studi, mettendo a disposizione informazioni fondamentali per comprendere una malattia tanto rara quanto complessa. Un ruolo importante è stato svolto anche dall’Associazione Sindrome di Crisponi e Malattie Rare, fondata nel 2005 dai genitori di una bambina affetta dalla patologia. L’associazione ha sostenuto la ricerca attraverso raccolte fondi, attività di sensibilizzazione e iniziative di informazione, contribuendo a mantenere alta l’attenzione su una condizione che interessa un numero limitato di pazienti.

Il progetto ha ricevuto sostegno dall’associazione e dalla Regione Autonoma della Sardegna, dimostrando quanto la collaborazione tra ricercatori, istituzioni e famiglie possa incidere concretamente sul progresso scientifico.

La scoperta del gene CRLF1 ha rappresentato un passaggio fondamentale perché ha permesso di andare oltre la semplice osservazione dei sintomi e di arrivare a una diagnosi molecolare della malattia. L’identificazione delle mutazioni consente di sviluppare test genetici mirati, utili per individuare la condizione e per offrire consulenza genetica alle famiglie. Quando sono note le varianti genetiche presenti in una famiglia, è possibile valutare il rischio di trasmissione della malattia e pianificare gli accertamenti appropriati, compresa la diagnosi prenatale nei casi indicati.

Una diagnosi tempestiva può inoltre aiutare i medici a riconoscere rapidamente la sindrome e ad attivare un’assistenza specialistica adeguata, con particolare attenzione alle complicazioni respiratorie, alimentari e agli episodi di ipertermia. L’individuazione del gene, tuttavia, non equivale ancora alla disponibilità di una cura risolutiva. Restano fondamentali ulteriori studi sui meccanismi biologici della patologia e sullo sviluppo di trattamenti specifici.

La vicenda della sindrome di Crisponi dimostra come lo studio di una malattia rara possa produrre conoscenze importanti anche per la medicina nel suo complesso. Comprendere il ruolo di CRLF1 e i processi biologici coinvolti può offrire nuove informazioni sul funzionamento del sistema nervoso e sui meccanismi che regolano alcune funzioni fondamentali dell’organismo.

La Sardegna, con le sue famiglie, i suoi ricercatori e le sue istituzioni, ha avuto un ruolo centrale in questo percorso. Dalla prima identificazione clinica di Giangiorgio Crisponi alla scoperta genetica portata avanti da Laura Crisponi, la ricerca ha compiuto un passo decisivo verso una conoscenza più precisa della malattia. Una storia che unisce scienza e impegno umano e che ricorda come, anche partendo da pochi casi, la ricerca possa aprire prospettive capaci di andare ben oltre i confini del territorio in cui tutto è cominciato.

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