Sardegna al collasso per l’emergenza sbarchi: la drammatica odissea tra Monastir e la trappola del porto di Olbia
Vivi Quartu

Sardegna al collasso per l’emergenza sbarchi: la drammatica odissea tra Monastir e la trappola del porto di Olbia

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16 October 2026
16:31
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Sardegna al collasso per l’emergenza sbarchi: la drammatica odissea tra Monastir e la trappola del porto di Olbia.

La pressione migratoria lungo le rotte che dall’Algeria conducono alle coste della Sardegna ha raggiunto livelli insostenibili, delineando un quadro di grave crisi umanitaria e logistica che sta mettendo a dura prova le strutture e le forze dell’ordine del territorio. In pochissime ore si sono registrati nuovi arrivi che hanno portato nell’isola altri cinquantasette migranti, a testimonianza di un flusso ormai quotidiano e sempre più difficile da gestire, con ripercussioni dirette che si estendono dal Sud fino ai nodi d’imbarco del Nord dell’isola.

Le ultime operazioni di soccorso si sono concentrate prevalentemente nella zona del Sulcis. Il primo approdo si è verificato lungo le coste di Sant’Antioco, dove è giunta un’imbarcazione con dodici persone a bordo, tra le quali figuravano anche una donna e una bambina. A breve distanza di tempo, sempre nella medesima area geografica, sono stati registrati altri due distinti sbarchi che hanno visto l’arrivo di ulteriori trentatré persone. Parallelamente, una quarta operazione ha visto la Capitaneria di porto trarre in salvo altri dodici migranti al largo delle coste isolane, scortandoli successivamente fino al porto di Cagliari. Come da prassi, tutti gli stranieri rintracciati sono stati trasferiti presso il centro di prima accoglienza di Monastir per le procedure di identificazione e primo riscontro.

L’ingresso costante di nuovi ospiti sta tuttavia facendo precipitare la situazione nel centro d’accoglienza di Monastir, una struttura che versa da tempo in una condizione di cronico sovraffollamento e la cui capienza è ormai ampiamente saturata. Questa saturazione genera un effetto a catena che scarica le tensioni dal Centro di Accoglienza Straordinaria (Cas) verso il nord della Sardegna, alimentando spostamenti quotidiani verso Olbia. Si tratta di migranti che, una volta notificati i provvedimenti e gli ordini di allontanamento dal territorio nazionale emessi dalle autorità e dalla Questura, cercano di lasciare l’isola ma si scontrano con un invalicabile muro burocratico e operativo.

Nel porto Isola Bianca della città della Costa Smeralda si sta consumando un vero e proprio paradosso del sistema di accoglienza nazionale. Gli agenti della Polizia di Stato e i pochi operatori della Polizia di Frontiera presenti sul posto sono costantemente impegnati nel difficile compito di mediare con decine di stranieri, cercando di persuaderli a non avvicinarsi e a non stazionare presso l’area destinata agli imbarchi. Tra la folla di persone bloccate si registrano anche situazioni di estrema fragilità sanitaria: vi sono infatti pazienti oncologici e un giovane che lamenta forti dolori alle gambe, un quadro clinico e sociale complesso che sta spingendo il Comune a valutare interventi di emergenza per garantire quantomeno la fornitura di beni essenziali come cibo e acqua.

La radice dell’impasse risiede nell’applicazione rigida del Programma Nazionale di Sicurezza Marittima. Le compagnie di navigazione, attenendosi scrupolosamente alle normative vigenti, negano sistematicamente l’imbarco a chiunque presenti irregolarità o incongruenze nei documenti di identità o di viaggio. Da un lato, quindi, i migranti hanno l’obbligo giuridico di abbandonare la Sardegna e il territorio nazionale entro una settimana per non incorrere nel reato di inottemperanza a un ordine delle autorità; dall’altro, la mancanza di documentazione idonea impedisce loro di salire a bordo delle navi di linea. Mostrando invano i fogli di via e le carte rilasciate dalla Questura, queste persone chiedono disperate spiegazioni per una trappola normativa da cui non riescono a uscire.

L’impossibilità di partire sta trasformando l’area circostante lo scalo marittimo di Olbia in un vero e proprio centro migranti a cielo aperto. La catena degli eventi evidenzia come la pressione migratoria si stia progressivamente e inesorabilmente spostando lungo l’asse sud-nord dell’isola: un lungo e drammatico percorso che ha origine sulle rotte dall’Algeria, tocca il litorale del Sulcis, si condensa nelle criticità del centro di Monastir e finisce per paralizzare il porto Isola Bianca, mettendo a nudo tutte le fragilità dell’attuale macchina logistica e assistenziale.

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