Sapete dove si trova in Sardegna il più grande tempio a megaron nuragico esistente?
A quasi mille metri di quota, tra i paesaggi della Barbagia di Seulo, esiste un luogo nel quale archeologia e leggenda si confondono. È Sa Domu de Orgia, nel territorio di Esterzili, considerato il più grande tempio a megaron nuragico finora conosciuto in Sardegna.
Il santuario sorge in località Cuccureddì, sulle pendici del Monte Santa Vittoria. La sua storia comincia oltre tremila anni fa: venne costruito durante il Bronzo recente, alla fine del XIII secolo a.C., sopra un villaggio nuragico ancora più antico. Alcune delle vecchie capanne furono addirittura inglobate nelle nuove strutture.
Racchiuso all’interno di un recinto ellittico, il tempio raggiunge i 22,5 metri di lunghezza e quasi otto di larghezza. È realizzato con blocchi di scisto disposti in filari e presenta un vestibolo, due ambienti interni e un piccolo spazio posteriore. Nelle due camere sono ancora presenti i caratteristici banconi-sedile, probabilmente legati alle attività che si svolgevano all’interno del santuario.
Ma sono soprattutto gli oggetti restituiti dagli scavi a rendere Sa Domu de Orgia particolarmente affascinante. Gli archeologi hanno trovato pestelli, macine, lisciatoi, denti di falcetto, ossidiana, ciotole, olle e numerosi materiali ceramici riferibili principalmente al Bronzo recente e finale.
Tra i ritrovamenti più straordinari c’è una composizione di bronzetti votivi che sembra raccontare una vera e propria scena rituale. Compare un personaggio con una stola che offre un cervo alla divinità, accompagnato da un cane che trattiene la preda. Nella rappresentazione compaiono anche un muflone, un toro e alcuni uccelli, insieme a strumenti legati alla caccia.
Accanto al cacciatore sono state ritrovate figure di sacerdotesse rappresentate in preghiera e altri personaggi maschili. Particolarmente curioso è un arciere con un abbigliamento che richiama modelli orientali e un copricapo con quattro corna, elemento invece legato alla tradizione nuragica. Una figura che presenta somiglianze con arcieri rinvenuti nel santuario di Santa Anastasia di Sardara.
Un altro bronzetto, recuperato nella prima camera del tempio, raffigura un cacciatore che porta sulle spalle un muflone. Nello stesso ambiente sono emersi recipienti, ciotole e piccoli vasi, alcuni dei quali potrebbero essere stati utilizzati durante pratiche rituali.
La storia del luogo, inoltre, non terminò con l’età nuragica. Nell’area d’ingresso è stato infatti scoperto anche un piccolo tesoro di monete romane, testimonianza di una frequentazione del sito proseguita molti secoli dopo la sua costruzione.
E poi c’è il mistero che ancora oggi accompagna il nome di Sa Domu de Orgia.
Secondo un’antica leggenda popolare, Orgia sarebbe stata una strega o una fata che abitava proprio nel tempio. Gli abitanti della zona avrebbero deciso un giorno di cacciarla. Prima di andarsene, la donna avrebbe però lasciato due orci sigillati: uno contenente api e l’altro la temutissima “musca macedda”, un enorme insetto dalla puntura mortale.
Gli abitanti avrebbero voluto aprire l’orcio con le api per ricavarne il miele, ma c’era un problema: nessuno sapeva quale fosse quello giusto. Per paura di liberare la musca macedda, decisero così di non rischiare e di seppellirli entrambi.
E la leggenda ha un finale perfetto per alimentare il mistero: i due orci sarebbero ancora lì, nascosti da qualche parte sotto terra nei pressi del tempio.
Tra reperti straordinari, antichi rituali e racconti tramandati nel tempo, Sa Domu de Orgia rimane così uno dei luoghi più singolari dell’archeologia sarda: un santuario di oltre tremila anni fa nel quale la ricerca continua a dialogare con le storie e le paure dell’immaginario popolare.
Foto: Facebook/Mario Fsnci Carcangiu
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