Quartu, piazza Mercato ostaggio del Festival Sciampitta: la protesta dei residenti
Con l’arrivo dell’estate si riaccende a Quartu Sant’Elena il dibattito sulla convivenza tra i grandi eventi e la vita quotidiana dei cittadini. Al centro delle polemiche c’è la storica manifestazione “Sciampitta”, un appuntamento che, se da un lato attira visitatori, dall’altro esaspera chi abita a ridosso del palcoscenico. A farsi portavoce del forte malcontento è un residente di Piazza Mercato, che descrive una situazione ormai al limite della sopportazione.
«Scrivo per porre all’attenzione una situazione di forte disagio che, anno dopo anno, si rinnova puntualmente in occasione della manifestazione “Sciampitta”», esordisce il cittadino, che fotografa senza mezzi termini l’impatto del festival sulla vita del quartiere. «Come residente di Piazza Mercato, mi trovo – insieme a tanti altri concittadini – a vivere per dieci giorni in una condizione di vera e propria “ostaggio” del proprio quartiere».
La critica non risparmia l’operato del Comune, accusato di una gestione distratta della zona. «L’attuale amministrazione comunale sembra ricordarsi dell’esistenza di questa piazza esclusivamente per lo svolgimento di tale evento, trasformando radicalmente la nostra routine quotidiana senza tuttavia portare alcun beneficio reale né al quartiere né all’indotto dei negozi del centro storico».
Il problema, tiene a precisare il residente, non è l’evento culturale in sé, ma l’organizzazione logistica che penalizza chi lavora e vive in zona. «Il punto non è la festa in sé, ma l’approssimazione e la totale mancanza di rispetto con cui viene gestita. Per dieci giorni, l’area viene paralizzata: cartelli di divieto di sosta occupano il perimetro della piazza e, nonostante i numerosi sforzi di noi residenti nel rispettare le regole, ci troviamo puntualmente costretti a parcheggiare a chilometri di distanza dalle nostre abitazioni, sotto il caldo torrido, dopo giornate di lavoro».
Alla carenza di parcheggi e ai blocchi stradali si somma il problema dell’inquinamento acustico, difficile da conciliare con i ritmi della vita moderna. «Aggiungiamo a questo il problema del rumore incessante fino a notte fonda, che stride fortemente con le esigenze di una città che nel 2026 richiede anche silenzio per chi lavora – spesso da casa – e che conta la presenza di famiglie con bambini piccoli. Ritrovarsi le strade bloccate dalle transenne, senza sapere come e dove poter parcheggiare la propria auto al rientro, è una frustrazione che non può essere liquidata come “parte del folklore”».
La lettera si chiude con un appello alle istituzioni per ripensare il format della rassegna, trovando soluzioni che tutelino la vivibilità del centro urbano. «È possibile che, nel 2026, una città non riesca a trovare una collocazione più idonea per un evento che, per dinamiche e impatto, appare ancorato a logiche di trent’anni fa? O, in alternativa, è davvero impossibile spalmare la manifestazione sul weekend per ridurre il carico di disagio che oggi ci viene imposto per dieci giorni consecutivi? Chiediamo rispetto: il diritto di vivere la propria casa 365 giorni l’anno non può essere sacrificato per due settimane di eventi organizzati senza la minima considerazione per chi, quella piazza, la abita ogni giorno».
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