Omicidio Pusceddu, la svolta: i mandanti sono la ex e il compagno, due sicari assoldati per 15mila euro
Omicidio Pusceddu, la svolta: i mandanti sono la ex e il compagno, due sicari assoldati per 15mila euro.
Una drammatica vicenda di sangue e premeditazione giunge a un punto di svolta decisivo nell’inchiesta sul delitto di Buddusò dell’agosto 2025. I Carabinieri hanno eseguito quattro arresti per l’omicidio di Marco Pusceddu. L’uomo è stato ucciso per 15mila euro.
Secondo l’ipotesi della pm, accolta dal gip, la terribile azione omicida avrebbe avuto due mandanti. Si tratterebbe dell’ex compagna della vittima, originaria di Iglesias, e di un collega di Marco Pusceddu. Quest’ultimo è un altro soccorritore del 118, originario di Carbonia e legato sentimentalmente alla donna. La coppia avrebbe commissionato l’omicidio a due persone che hanno il proprio domicilio nel Sulcis-Iglesiente. I due esecutori hanno ricevuto 15mila euro per l’assassinio. La cifra è stata appurata dalle indagini e documentata da diversi finanziamenti.
Risultano inoltre tanti prelievi di denaro a ridosso dell’omicidio. La verifica di questi incroci di denaro ha consentito di ricostruire una serie di incontri tra mandanti ed esecutori. I summit servivano per l’organizzazione e la realizzazione del delitto. Le risultanze investigative hanno permesso di individuare il presunto movente. La molla risalirebbe a ragioni sentimentali e dissidi professionali tra la vittima e i presunti mandanti. Di grande rilievo appare quanto accertato dal Ris.
Nel corso di una perquisizione del gennaio 2026, in un insediamento in località Caput Acquas a Carbonia, i militari hanno rinvenuto una pistola semiautomatica calibro 7,65 con matricola abrasa. Ad averla, nella sua roulotte, era uno dei presunti sicari. Le perizie balistiche hanno ricondotto l’arma ai colpi esplosi contro Pusceddu un anno fa. Le analisi biologiche hanno inoltre evidenziato la presenza sull’arma sequestrata di tracce genetiche riconducibili a uno dei presunti esecutori materiali. Gli inquirenti hanno identificato anche l’automobile usata dagli assassini per arrivare a Buddusò e scappare dopo l’omicidio. La ricostruzione è stata effettuata mediante i tabulati telefonici degli indagati coinvolti, i dati di traffico e le immagini estratte dai sistemi di videosorveglianza installati in diversi centri della Sardegna. L’omicidio, secondo quanto accertato, sarebbe frutto di premeditazione. Le indagini hanno infatti permesso di individuare i presunti responsabili di una precedente aggressione subita da Pusceddu.
Il fatto era avvenuto nella notte del 28 aprile 2025 in una piazzola di sosta isolata a Flumentepido, nel territorio di Carbonia. In quell’occasione la vittima era stata attirata sul posto con un pretesto. L’uomo era stato aggredito alle spalle mentre stava sostituendo uno pneumatico dell’auto del collega, presunto mandante dell’omicidio. Pusceddu era stato colpito alla testa con una picozza. Aveva riportato una frattura pluriframmentaria della teca cranica e lesioni gravi che l’avrebbero reso inabile al lavoro fino al mese di luglio 2026. Nel corso delle indagini è stata recuperata anche la picozza ritenuta compatibile con quella utilizzata per compiere il tentato omicidio. Sarebbero le stesse persone, secondo la tesi della procura, ad aver architettato sia il tentato omicidio sia l’omicidio, purtroppo riuscito. Il fallimento dell’obiettivo perseguito la prima volta avrebbe portato all’ingaggio dei due sicari. I quattro destinatari della misura cautelare si trovano ora nel carcere Cagliari-Uta in esecuzione del provvedimento emesso dall’Autorità giudiziaria.
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