Lo sapevate? A Cagliari c’era una fabbrica di cioccolato: qui si producevano i “Mon Chéri” 30 anni prima della Ferrero
Vivi Quartu

Lo sapevate? A Cagliari c’era una fabbrica di cioccolato: qui si producevano i “Mon Chéri” 30 anni prima della Ferrero

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29 August 2026
19:08
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Non tutti sanno che nel primissimo dopoguerra Cagliari vantava un’industria dolciaria capace di competere direttamente con le grandi maison piemontesi e svizzere. In un’isola ancora economicamente depressa, la nascita dell’I.S.C.A. (Industria Sarda Cioccolato ed Affini) COCO & C. rappresentò una vera e propria scommessa visionaria, sospesa tra audacia imprenditoriale e qualità artigianale.

Foto dal gruppo Cagliari tra Passato e Presente

L’idea fu di Vincenzo “Ciccio” Coco, un giovane originario di Lecce giunto in Sardegna a soli 18 anni al seguito del padre, impiegato ai Monopoli di Stato. Dopo vent’anni passati sul campo come rappresentante di commercio nel settore alimentare — forte della conoscenza personale di giganti come Buitoni e Achille Brioschi —, Coco decise di fare il grande salto.

Foto dal gruppo Cagliari tra Passato e Presente

Nel 1920 prese il via la produzione in ditta individuale nello stabilimento di via Sonnino 33 (dove oggi sorgono i palazzi tra i civici 135 e 149), due soli piani fuori terra circondati da un ampio cortile. Il 27 ottobre 1923, davanti al notaio Eraclio De Magistris, nacque ufficialmente la società anonima con un capitale sociale di ben 240mila lire — diviso in 960 azioni da 250 lire — insieme al socio e uomo di fiducia, il ragionier Eraclio Mereu.

Foto dal gruppo Cagliari tra Passato e Presente

Dotato di macchinari d’avanguardia importati direttamente dalla Svizzera, lo stabilimento dava lavoro a qualche decina di dipendenti, soprattutto donne. Dal laboratorio di via Sonnino uscivano prodotti diventati ben presto famosissimi: Tavoletta “Brigata Sassari”, in omaggio al glorioso reparto sardo e punto di forza della produzione, crema al latte “tipo famiglia”, torroni e caramelle, i Boeri con la ciliegina, realizzati grazie a una ricetta svizzera legata a Emil Gerbeaud, che fecero la comparsa nelle offellerie cagliaritane con ben 30 anni di anticipo rispetto al Mon Chéri della Ferrero (lanciato solo alla fine degli anni ’50).

Manifesto realizzato da Filippo Figari

Il successo non tardò ad arrivare. I prodotti cagliaritani ottennero lusinghieri riconoscimenti a Roma e Torino, attirando l’attenzione e il formale apprezzamento di Sua Altezza Reale il Duca d’Aosta e della Principessa Letizia. L’epopea del cioccolato cagliaritano andò avanti con successo sino alla fine del decennio. Nel 1929, tuttavia, la tempesta perfetta si abbatté sulla fabbrica: i costi proibitivi legati ai trasporti da e per l’isola, le difficoltà di conservazione del prodotto, la spietata concorrenza della penisola e l’onda d’urto del Crollo di Wall Street costrinsero l’azienda alla chiusura definitiva.

Della gloriosa I.S.C.A. restano oggi i ricordi, qualche rara azione cartacea da 250 lire contesa dai collezionisti e un solido legame con la storia del commercio cittadino: nel dopoguerra, infatti, Alfredo Coco, figlio del fondatore Vincenzo, avrebbe aperto lo storico negozio di abbigliamento “Petronius” in via Manno. Fonte “Sardegna in tavola”.

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