In Sardegna c’è un villaggio da fiaba con oltre 100 “casette” in pietra: sapete dove si trova?
Vivi Quartu

In Sardegna c’è un villaggio da fiaba con oltre 100 “casette” in pietra: sapete dove si trova?

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Admin Quartu.NET
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07 August 2026
10:33
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Sulle pendici verdeggianti dell’altopiano di Perda ‘e pranu, riflesse nelle acque del lago Omodeo, il tempo sembra essersi fermato. È qui che sorge il novenario di San Serafino, un luogo dove la storia millenaria incontra una delle tradizioni umane e comunitarie più suggestive della Sardegna.

Foto Antonio Piliu

Cuore di questo scenario incantato sono sas muristenes (chiamate anche cumbessìas), il vero elemento distintivo che trasforma il santuario campestre di Ghilarza in un piccolo villaggio vivo e pulsante.

Foto Antonio Piliu

Sorte nel corso del Seicento per offrire accoglienza ai pellegrini e ai forestieri, le 103 muristenes disposte attorno alla chiesa non sono semplici testimonianze del passato.

Foto Antonio Piliu

Ancora oggi rappresentano l’espressione più profonda di un senso di appartenenza condiviso. Durante i nove giorni di celebrazioni in onore del santo, culminanti con la festa del 24 ottobre, queste caratteristiche casette in pietra si ripopolano, rianimandosi di voci, profumi e convivialità.

Foto Antonio Piliu

Il momento più intimo della festa si snoda proprio tra le viuzze del piccolo borgo: la solenne processione si fa strada passando davanti a ciascuna abitazione, preceduta dai bambini che bussano a ogni porta per annunciare l’arrivo del santo.

Foto Antonio Piliu

È in questo contesto che la sacralità si fonde con la festa paesana: mentre tra le mura si intonano sos gosos (gli antichi canti religiosi) e si condividono le cene tradizionali, il suono delle campane scandisce i ritmi della devozione, segnando il rientro di San Serafino e l’inizio dei balli tradizionali.

Foto Antonio Piliu

In questo microcosmo di pietra risalta la maestosa presenza del santuario, la cui origine affonda le radici in una chiesa bizantina del VII secolo, a sua volta costruita su testimonianze di epoca romana.

Foto Antonio Piliu

Ricostruito in età giudicale e ampliato nel tardo Ottocento fino all’attuale pianta a croce, l’edificio conserva preziosi dettagli storici, come l’albero sradicato (forse il più antico stemma del Giudicato d’Arborea) e la raffinata colonna Secentesca in trachite.

Foto Antonio Piliu

Ma è proprio la simbiosi tra il luogo di culto e il mosaico delle sue muristenes a regalare a chi lo visita un’irripetibile atmosfera di pace, memoria e calorosa accoglienza.

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