Il mistero delle pintaderas: i timbri ancestrali dei nuragici tra pane votivo e antichi riti
Vivi Quartu

Il mistero delle pintaderas: i timbri ancestrali dei nuragici tra pane votivo e antichi riti

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06 August 2026
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Il mistero delle pintaderas: i timbri ancestrali dei nuragici tra pane votivo e antichi riti.

Le abbiamo viste riprodotte in mille immagini e tutti sappiamo che evocano una simbologia legata alla tradizione sarda, risalendo direttamente alla notte dei tempi, al punto che molte aziende dell’Isola le utilizzano nelle tante varianti come logo più o meno stilizzato dei loro prodotti, ma quanti sanno davvero per che cosa venivano utilizzate le pintaderas dagli antichi sardi nuragici e cosa sono di preciso?

Si chiamano pintaderas e risalgono all’epoca nuragica, presentandosi come piccole matrici di terracotta circolari in basso rilievo che servivano originariamente per decorare il pane votivo ancora crudo, potendo contare su un diametro variabile dai 5 ai 10 centimetri ed essendo adoperate come una sorta di timbro capace di imprimere figure geometriche in rilievo prevalentemente a raggiera su un alimento considerato all’epoca un bene prezioso che veniva frequentemente donato alle divinità.

A conferma di ciò, molti bronzetti rinvenuti negli scavi archeologici in diverse zone della Sardegna raffigurano infatti uomini nell’atto di salutare in un gesto di devozione la divinità mentre recano un piccolo pane nella mano sinistra, e non a caso queste piccole focacce risultano caratterizzate da decorazioni che ricordano i motivi delle pintaderas ma incise in negativo, confermando la stretta correlazione rituale.

Le pintaderas, simili tra loro ma caratterizzate da molte varianti, risalgono storicamente al termine del Bronzo Finale e alla prima Età del Ferro, collocandosi cronologicamente tra il X e l’VIII secolo avanti Cristo, e sono state rinvenute in diversi scavi all’interno dei villaggi e nei luoghi di culto, a dimostrazione del fatto che erano state create proprio con lo scopo ben preciso di decorare il pane destinato alle cerimonie, una tradizione di decorare il pane con le matrici che è stata peraltro mantenuta anche in epoca punica, in quella cartaginese e in quella romana.

E sebbene la funzione primordiale fosse sacra, anche in epoche molto più recenti si usava ancora timbrare il pane, sebbene in quel caso la finalità fosse completamente diversa in quanto non si trattava più propriamente di decorare il pane a fini rituali, ma dal momento che spesso si utilizzavano forni pubblici per la cottura del pane, ogni famiglia usava contrassegnare il proprio pane con una marca personalizzata per distinguerlo da quello degli altri, tenendo conto che tali marche erano fatte di legno ed erano spesso finemente scolpite con complesse composizioni floreali, motivi geometrici o animali.

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