Il colle del tempo e delle memorie: l’incredibile metamorfosi di Monte Claro e il fascino perduto di Villa Clara
Il colle del tempo e delle memorie: l’incredibile metamorfosi di Monte Claro e il fascino perduto di Villa Clara.
Esistono luoghi capaci di attraversare le epoche cambiando pelle e vocazione, trasformandosi radicalmente pur conservando intatto l’eco del proprio passato. È il caso emblematico della Cagliari che non c’è più, un frammento di storia cittadina immortalato in un suggestivo scatto fotografico condiviso su Facebook da Mario Mossa. L’immagine mostra il colle di Monte Claro dominato dalla maestosa sagoma di Villa Clara, in un’epoca in cui l’area circostante appariva del tutto spoglia e lontana dall’aspetto odierno. Dove oggi i cittadini passeggiano tra i sentieri, i campi sportivi, le aree verdi e il laghetto, un tempo si stendeva un panorama nettamente differente, solitario e quasi incontaminato, che oggi risulta davvero difficile da immaginare.
La storia di questa vasta area della periferia cagliaritana comincia formalmente nel 1896, anno in cui la Provincia di Cagliari decise di prendere in affitto la grande tenuta agricola che si estendeva lungo il colle. Inizialmente la struttura venne impiegata per allestire dei ricoveri provvisori destinati ai cosiddetti maniaci tranquilli. La svolta decisiva arrivò tuttavia nel 1900, quando l’amministrazione provinciale stabilì la costruzione di un manicomio vero e proprio proprio nel terreno occupato dai primi edifici temporanei, dando vita a un complesso destinato a segnare a lungo le vicende della sanità e della società locale.
La tenuta agricola non era soltanto una cornice geografica, ma un vero e proprio motore operativo autonomo. Al suo interno comprendeva un vasto mandorleto, un frutteto, una rigogliosa vigna e diversi campi coltivati a legumi e ortaggi. Questa produzione agricola garantiva in modo diretto l’alimentazione dei degenti e offriva loro una forma di occupazione, impiegando nel lavoro dei campi i malati che erano in grado di svolgere tali attività. L’esubero dei prodotti raccolti veniva inoltre venduto all’esterno della tenuta, contribuendo al sostentamento economico dell’istituzione.
La progettazione dell’Ospedale Psichiatrico fu affidata alla perizia dell’ingegnere Stanislao Palomba. Per l’opera, l’ingegnere scelse di adottare il modello dell’ospedale a villaggio, un’impostazione particolarmente diffusa nei manicomi europei dell’epoca. Il complesso si articolava infatti in vari padiglioni indipendenti, finemente collegati tra loro da una rete di vialetti. Per garantire la sicurezza ed evitare le fughe dei degenti, l’intera struttura venne racchiusa da imponenti muri di cinta, alti ben tre metri.
Sulla cima del colle sorgeva la splendida Villa Clara, nota storicamente anche come Villa Ghiani dal nome del suo primo proprietario, edificio che negli anni dell’ospedale psichiatrico divenne la residenza ufficiale del direttore della clinica. Nello scatto fotografico diffuso in rete, di cui è difficile stabilire con precisione la datazione esatta, si nota nitidamente la villa circondata dal colle spoglio. Gli unici elementi di modernità visibili sono alcune auto parcheggiate nel cortile antistante, mentre tutto intorno alla villa si stende un vuoto paesaggistico quasi surreale.
L’immagine del passato stride fortemente con la realtà contemporanea del parco di Monte Claro. Oggigiorno la zona ospita una pista di pattinaggio, diversi impianti sportivi, la famosa e discussa Fontana del logo, una fitta vegetazione ricca di piante e curati vialetti pedonali. Anche gli storici locali di Villa Clara hanno trovato una nuova e nobile funzione scientifica e culturale, diventando la sede della biblioteca Provinciale Emilio Lussu, oggi biblioteca comunale. Il profondo processo di trasformazione è iniziato nel 1978 quando, a seguito dell’abolizione degli ospedali psichiatrici, la struttura ha cambiato definitivamente la propria destinazione d’uso, percorso che si è concluso nel 1998 con l’uscita degli ultimi pazienti dall’ex ospedale psichiatrico.
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