I segreti della lingua sarda: come si chiamano in sardo campidanese i sette giorni della settimana
Vivi Quartu

I segreti della lingua sarda: come si chiamano in sardo campidanese i sette giorni della settimana

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30 September 2026
13:08
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I segreti della lingua sarda: come si chiamano in sardo campidanese i sette giorni della settimana.

Dagli Dei romani al digiuno ebraico: i segreti dei sette giorni della settimana nel sardo campidanese.

L’esplorazione del patrimonio linguistico della Sardegna regala sempre scoperte straordinarie a chi desidera comprendere le radici più profonde della cultura isolana.

Ci si chiede spesso quali siano le reali origini dei vocaboli quotidiani e come si definiscano in sardo campidanese i sette giorni della settimana.

Per comprendere a fondo questo fenomeno occorre analizzare la scansione del tempo che parte da lunedì, martedì e mercoledì, per poi proseguire con giovedì, venerdì, sabato e fino a giungere alla domenica.

Comprendere come si chiamano i giorni della settimana in sardo significa intraprendere un viaggio indietro nei secoli, superando la convinzione errata che si tratti di un semplice dialetto.

I giorni della settimana in sardo non sono semplicemente delle traduzioni dirette dai termini italiani o latini, ma al contrario riflettono una ricca e complessa fusione di influenze storiche e culturali che risalgono a secoli di tradizione e stratificazioni civili.

Ogni singolo giorno della settimana espresso in lingua sarda possiede infatti una sua particolare etimologia, la quale ci racconta una storia affascinante e dai contorni quasi leggendari, strettamente legata all’adorazione delle divinità romane, alle prime influenze religiose e alle tradizioni antiche del Mediterraneo.

Volendo tracciare questo percorso cronologico, cominciamo con il lunedì, che nella parlata locale in sardo si dice “Lunis”.

La ricostruzione linguistica conferma che questo nome deriva dal latino “dies lunae”, ovvero il giorno dedicato alla luna e ai suoi cicli celesti.

Proseguendo nel nostro viaggio temporale con il martedì, notiamo che in sardo si dice “Martis”.

In questo caso ci troviamo di fronte a un chiaro e inequivocabile richiamo al latino “Martis dies”, ovvero il giorno consacrato a Marte, il dio della guerra per gli antichi romani.

La terza tappa è rappresentata dal mercoledì, che invece in sardo diventa “Merculis”.

Il vocabolo conserva una solida radice che affonda nel latino “Mercurii dies”, identificato come il giorno di Mercurio, celebre messaggero degli dei ma anche venerato come dio dei commerci e dei viaggi.

Arrivando a metà settimana incontriamo il giovedì, o “Giobia” in sardo.

Questa parola prende il nome diretto dal latino “Jovis dies”, ossia il giorno solenne di Giove, la figura mitologica considerata il padre degli dei nell’antica mitologia romana.

Superata questa prima metà, si giunge al venerdì, il quale curiosamente si dice “Cenabara” in sardo.

Si tratta di un termine davvero unico che vanta articolate origini latine, derivante dall’espressione “coena pura”, che significa letteralmente “cena senza carne”.

La storia ci insegna che questo termine fu introdotto in gran parte dagli ebrei che arrivarono in Sardegna durante l’Impero di Tiberio, affermandosi nel tempo come una vera e propria pratica legata al digiuno rituale.

Il fine settimana si apre poi con il sabato, pronunciato in sardo “Sabudu”.

È un termine la cui origine proviene direttamente dall’ebraico “shabbath” e dal latino “sabbatum”, inteso anticamente anche come il giorno dedicato a Saturno, il dio dell’agricoltura e del raccolto.

Infine si chiude con la domenica, che in sardo prende la forma di “Dominigu”.

La parola prende il suo nome dal latino “Dominicus dies”, l’intramontabile giorno del Signore, inteso tradizionalmente come il giorno in cui si celebra la sacralità del riposo e della preghiera comunitaria.

Come possiamo vedere analizzando nel dettaglio la lingua, ogni giorno non è solo un semplice nome, ma rappresenta una vera e propria finestra aperta sulle tradizioni e sugli incrociati influssi storici che hanno modellato la lingua sarda nel corso dei secoli.

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