Gerardo Pia, il campione di Cagliari che ha fatto grande il nuoto sardo: fu il primo sardo a entrare in Nazionale
Vivi Quartu

Gerardo Pia, il campione di Cagliari che ha fatto grande il nuoto sardo: fu il primo sardo a entrare in Nazionale

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Admin Quartu.NET
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21 October 2026
11:15
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Un talento straordinario in vasca, una persona gentile e riservata fuori dall’acqua. A un anno dalla morte di Gerardo Pia, Cagliari e il mondo del nuoto sardo ne ricordano le imprese sportive e, soprattutto, le qualità umane di un atleta che ha lasciato un segno profondo nella storia dello sport isolano. Il Comitato Regionale Sardo della Federazione Italiana Nuoto aveva espresso il proprio cordoglio ricordando il contributo di Pia, protagonista negli anni Ottanta di una stagione importante per il nuoto sardo, portando in alto il nome della Sardegna grazie a risultati di grande valore e a una dedizione fuori dal comune.

La sua storia sportiva comincia prestissimo. Fin da ragazzino si distingue per capacità fuori dall’ordinario e per una versatilità che gli permette di eccellere in diverse specialità. A soli 15 anni viene già indicato come possibile erede di Roberto Migliori, un paragone che racconta le aspettative riposte in quel giovane nuotatore cagliaritano.

Nel 1984 arriva uno dei riconoscimenti più significativi: Gerardo Pia conquista l’Oscar degli sport sardi nella categoria nuoto. Nello stesso anno, a soli 14 anni, diventa il primo atleta sardo a entrare in Nazionale, dopo essersi formato nelle file dell’Esperia. Un traguardo storico, raggiunto quando era ancora giovanissimo, che conferma la portata del suo talento. La sua crescita prosegue negli anni successivi. Nel 1987 migliora di due secondi netti il primato sardo assoluto dei 200 metri dorso, lasciando un’altra firma importante nella storia del nuoto regionale.

Ma ridurre Gerardo Pia ai record e alle medaglie significherebbe raccontarne soltanto una parte. Chi lo ha conosciuto ricorda un ragazzo dolce, timido e introverso, lontano da ogni esibizione, capace di conquistare la stima degli altri con la lealtà, la generosità e la semplicità. Sono proprio le parole degli amici e dei compagni di squadra a restituire il ritratto più autentico dell’uomo dietro il campione.

«Sei stato un compagno di squadra, di allenamenti e di gare in giro per l’Italia prima che un avversario da rincorrere», scrive uno di loro, ricordando gli anni della gioventù sportiva, le vittorie, i primati e le trasferte condivise. E poi quel dettaglio familiare, capace di riportare tutto alla quotidianità: la passione per la Juventus, le battute e le prese in giro immancabili ogni lunedì, dopo i risultati della domenica.

Nel messaggio c’è anche il ricordo dell’uomo, del marito e del padre: «Eri una brava persona e sicuramente sei stato un bravo padre e marito. Accidenti al male che ti ha portato via troppo presto. Riposa in pace Gerardo». Altri amici lo ricordano semplicemente come «una persona gentile e buona», «una bella persona leale e generosa». Parole essenziali, ma forse più significative di qualsiasi medaglia, perché raccontano l’eredità che non si misura con un cronometro.

A un anno dalla sua scomparsa, Gerardo Pia rimane così: il ragazzo che a 14 anni raggiunse la Nazionale, il nuotatore capace di stabilire record e vincere riconoscimenti, ma anche l’amico sincero che ha saputo lasciare un ricordo indelebile in chi ha condiviso con lui piscine, gare e momenti di vita. Perché i campioni si ricordano per ciò che riescono a fare. Le grandi persone, invece, per ciò che lasciano negli altri. E Gerardo Pia, a quanto raccontano coloro che gli hanno voluto bene, ha lasciato entrambe le cose.

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