Fermate-forno e bus stipati, la rabbia dei cittadini di Quartu: «Bus come scatole di sardine e ore sotto il sole»
Vivi Quartu

Fermate-forno e bus stipati, la rabbia dei cittadini di Quartu: «Bus come scatole di sardine e ore sotto il sole»

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Admin Quartu.NET
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25 June 2026
18:38
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Muoversi con i mezzi pubblici tra Quartu, il litorale e Cagliari, in questi giorni di caldo soffocante, si è trasformato in un vero e proprio “viaggio della speranza”. A farsi portavoce di un malumore ormai diffuso e radicato è un cittadino quartese, che ha raccolto le testimonianze di decine di passeggeri ed esasperati pendolari dell’area metropolitana.

«Scrivo per farmi portavoce di un’esasperazione ormai cronica che unisce decine di cittadini. In questi giorni di caldo soffocante, usufruire del trasporto pubblico si è trasformato in un vero e proprio percorso a ostacoli, per non dire in un incubo».

Il dito è puntato in particolare su alcune linee nevralgiche per il collegamento con il capoluogo e le spiagge, come la 1Q, il 40, il 41, il QSA e la QS. Secondo la segnalazione, i disagi iniziano ancora prima di salire a bordo. In punti cruciali come via Brigata Sassari o via Pitz’e Serra, i passeggeri sono costretti a «ore di attesa sotto il sole cocente, in fermate spesso prive di pensiline o di qualsiasi zona d’ombra».

A esacerbare gli animi è il blackout informativo. Le corse saltano senza preavviso e gli utenti – tra cui figurano anziani, lavoratori e mamme con passeggini – rimangono abbandonati a se stessi. «Chi attende alla fermata si trova sospeso nel nulla: i telefoni dell’assistenza talvolta risultano irraggiungibili e le risposte ai reclami ufficiali appaiono spesso come un esercizio di retorica burocratica volto a dichiarare i fatti “non verificabili”, lasciando l’utente senza alcuna tutela».

Per chi riesce a salire sul mezzo, la situazione non migliora, anzi. La combinazione tra sovraffollamento e impianti di climatizzazione inefficienti o del tutto fuori uso ha creato scenari pesanti, con passeggeri colti da malore a causa dell’afa: «Le vetture sono talmente stipate da sembrare scatole di sardine e, in molti casi, hanno impianti di aria condizionata guasti o davvero insufficienti. Una situazione insostenibile».

Nella denuncia viene evidenziato un doppio cortocircuito. Il primo è di matrice ambientale: mentre le istituzioni incentivano l’abbandono dell’auto privata, i disservizi costringono i cittadini a fare l’esatto contrario «per pura sopravvivenza». Il secondo è sociale, e si consuma a bordo dei mezzi. «Gli utenti, esasperati dall’attesa e dal caldo, finiscono talvolta per sfogare la propria rabbia sui conducenti. Gli autisti del CTM, tuttavia, sono le prime vittime di questo sistema, costretti a subire aggressioni verbali per responsabilità strutturali che non appartengono a loro, ma a chi gestisce e pianifica il servizio».

La lettera-appello si chiude con una richiesta perentoria ai Comuni e ai vertici dell’azienda di trasporti, ricordando che il servizio viene regolarmente pagato tramite costosi biglietti e abbonamenti. I pendolari chiedono interventi minimi ma non più rimandabili: installazione di pensiline, manutenzione dei condizionatori e trasparenza sulle corse soppresse.

«Chiediamo alle amministrazioni coinvolte e ai vertici del CTM di uscire dagli uffici climatizzati, di ascoltare le persistenti lamentele dei cittadini e di riformare il sistema. La mobilità sostenibile non può rimanere uno slogan da campagna elettorale, deve essere un diritto garantito».

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