Diodato torna sul caso Salvini a Time in Jazz: «Non smetto di suonare, suono ancora più forte»
Diodato torna sulle polemiche nate a Time in Jazz dopo la presenza del vicepremier Matteo Salvini tra il pubblico del live all’Agnata. A qualche giorno di distanza, il cantante affida ai social una lunga riflessione su quanto accaduto e soprattutto su ciò che è seguito alla diffusione dei video dell’evento.
Durante il concerto una spettatrice sarda aveva manifestato apertamente il proprio dissenso per la presenza del leader della Lega, decidendo di lasciare l’evento. Diodato aveva risposto dal palco spiegando la propria posizione: «Non sono per cacciare qualcuno, ma speriamo che la musica di Faber illumini la nostra politica».
Quelle immagini avevano fatto rapidamente il giro dei social, alimentando discussioni e critiche. Ora Diodato sceglie di raccontare la sua versione, partendo proprio dalla distanza tra quanto vissuto all’Agnata e ciò che è stato raccontato successivamente online.
«Eh, lo so, sono lento. Lo sono da sempre, e ultimamente ancor di più. Perché non mi riconosco in questo non luogo, non riconosco me e non riconosco gli altri e sto lottando, come tanti, contro la malattia del secolo», esordisce.
Poi prova a riportare l’attenzione sulla giornata nel suo insieme: «Posto le foto più belle che ho trovato per provare a raccontare che all’Agnata, l’altro giorno, c’è stata anche bellezza».
Il cantante sottolinea soprattutto come il racconto di quelle ore sia stato affidato in gran parte a pochi secondi di video: «Chi c’era, lo sa, l’ha vissuta e mi dispiace che ormai a raccontare quella giornata siano quasi solo quelli che non c’erano».
«Non voglio dire molto altro rispetto a quello che ho detto chiaramente dal vivo a tutti i presenti, non solo nei dieci secondi che avete visto online, ma in tutta l’ora e mezza in cui siamo stati insieme».
Diodato sceglie quindi di non entrare ulteriormente nello scontro che si è sviluppato sui social. «Chi mi segue sa chi sono, cosa penso, per cosa lotto e in che modo decido di farlo. Non voglio alimentare la bagarre da social per finire a fare il solito giochetto che premia sempre i soliti senza scrupoli».
E aggiunge, rivolgendosi a chi in questi giorni ha espresso giudizi sulla sua posizione: «Ho visto che ovviamente ci sono molti giudici, pieni di certezze. Beati voi».
Nel post arrivano poi i ringraziamenti a Paolo Fresu e all’organizzazione di Time in Jazz, ai giovani impegnati nel festival, allo staff dell’Agnata, a Daniela Pes, Marco Azara, Lorenzo Di Blasi, Claudio Ongaro e Alessandro My.
Diodato dedica un passaggio anche al pubblico e alle diverse reazioni alla presenza di Salvini: «Grazie a chi c’era e mi ha accolto con così tanto affetto. Rispetto chi ha fatto sentire la propria voce e il proprio dissenso e chi pacificamente ha deciso di andare via, come chi ha deciso di resistere, non solo al sole d’agosto».
Infine ringrazia Dori Ghezzi e prende le sue difese dopo gli attacchi ricevuti online: «Indipendentemente da cosa si pensi, mi dispiace davvero dover leggere le schifezze che le sono state vomitate addosso».
Quanto alla scelta di continuare a esibirsi nonostante la presenza di un politico nel quale non si riconosce, Diodato chiude senza lasciare spazio a dubbi: «Quanto a me, non vi preoccupate, non è stata la prima volta in cui mi sono trovato a suonare davanti a politici in cui non mi riconosco. E non smetto di suonare, suono ancora più forte. Chi c’era, sa».
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