Dentro la vera Osteria Romana: i sapori e lo spirito della Capitale a pochi minuti da Cagliari
Vivi Quartu

Dentro la vera Osteria Romana: i sapori e lo spirito della Capitale a pochi minuti da Cagliari

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Admin Quartu.NET
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05 October 2026
08:00
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Ci sono locali che raccontano la propria identità attraverso l’arredo, altri che lo fanno con il menu. Da Osteria Romana bastano pochi minuti perché siano soprattutto l’atmosfera, i profumi e i piatti a spiegare dove si è arrivati. Ma per capire davvero l’anima del ristorante bisogna partire dalle sue radici e dalla persona che, fin dall’inizio, ha dato forma a questo progetto: Claudio Gaetani, fondatore e titolare di Osteria Romana. È dalla sua idea di ristorazione che nasce il locale e dalla volontà di portare nel Cagliaritano non una semplice interpretazione della cucina capitolina, ma un luogo capace di restituirne sapori, carattere e convivialità. Dalle origini a oggi, Claudio è rimasto alla guida di Osteria Romana, accompagnandone la crescita e mantenendo riconoscibile quella precisa idea di cucina con cui tutto è cominciato. Una cucina che parte innanzitutto dal rispetto della tradizione.

Varcare la soglia dell’Osteria significa infatti entrare in un ambiente informale e conviviale, dove il rumore delle conversazioni si mescola ai profumi che arrivano dalla cucina e la sensazione è quella di una tavola vissuta, senza formalismi inutili. È proprio questo uno degli elementi che Claudio Gaetani ha voluto rendere centrali nell’esperienza del locale: la cucina romana non come semplice selezione di ricette famose, ma come un modo preciso di stare a tavola, fatto di sapori decisi, condivisione e tempo da concedersi.

Tra i primi assaggi ci sono i supplì, in versione classica, cacio e pepe e amatriciana. È un ingresso immediato nella cucina romana più riconoscibile: fritto croccante, ripieno morbido e sapori netti, senza bisogno di troppi artifici. Il contrasto tra la parte esterna e il cuore più morbido rende il supplì uno di quei piatti che invitano subito a essere condivisi, soprattutto quando sul tavolo arrivano più varianti e viene naturale assaggiarle tutte.

Accanto ai fritti compaiono poi piatti che raccontano una Roma diversa, ancora più autentica: i fagioli con le cotiche, la porchetta e la trippa alla romana. Qui i profumi diventano più intensi, i sapori più profondi e la cucina mostra il suo lato più popolare. Sono preparazioni che rimandano a una tradizione domestica, a ricette nate per essere sostanziose e saporite. È una cucina che non cerca di alleggerire la propria identità, ma anzi la rende evidente fin dalle prime portate.

Poi arrivano i grandi classici, quelli su cui ogni cucina romana viene inevitabilmente messa alla prova. Carbonara, gricia, amatriciana, cacio e pepe: ricette diverse, unite dalla stessa idea di cucina, quella che non cerca di reinventare la tradizione romana, ma di rispettarla. La cremosità che avvolge la pasta, la consistenza del guanciale, il carattere del pecorino, l’equilibrio della sapidità: quando gli ingredienti sono pochi, non c’è spazio per nascondersi. È uno dei principi che accompagna la visione di Claudio Gaetani per Osteria Romana fin dalle origini: conoscere la ricetta non basta, la differenza sta nella qualità degli ingredienti e nel rispetto dell’identità di ogni piatto.

Questa attenzione si vede anche nella scelta di seguire la stagionalità. Il Carciofo alla Giudia, per esempio, arriva quando la stagione lo consente e quando la materia prima permette di ottenere il risultato giusto. È un dettaglio solo in apparenza, perché racconta bene il modo in cui viene pensato il menu: non tutto deve esserci sempre, soprattutto se l’obiettivo è mantenere alta la qualità. Ma quando torna, il Carciofo alla Giudia porta con sé uno dei contrasti più caratteristici della tradizione: la parte esterna croccante, quasi sfogliata, e il cuore più morbido.

Poi si passa ai secondi e il registro cambia ancora. Tra i piatti più rappresentativi c’è l’agnello scottadito, una preparazione semplice solo in apparenza. Arriva in tavola con profumi intensi e una superficie ben rosolata, mentre all’interno la carne resta morbida e succosa. È uno di quei piatti che raccontano bene la cucina romana proprio perché non ha bisogno di costruzioni complesse: pochi elementi, sapori netti e una preparazione capace di valorizzare il prodotto senza coprirlo.

Accanto alla cucina più classica c’è poi anche la pinseria. Un modo differente di vivere il locale, più informale ma perfettamente coerente con lo spirito dell’Osteria: una pinsa al centro del tavolo, qualche fritto da condividere e una bottiglia di vino possono diventare una cena completa senza bisogno di altro.

E proprio il vino è un altro elemento importante dell’esperienza. La cantina raccoglie etichette provenienti dall’Italia e dall’estero, con una selezione pensata per accompagnare i diversi sapori della cucina. Qui la bottiglia non è semplicemente un’aggiunta al pasto, ma diventa parte della serata: accompagna i piatti, invita a rallentare e completa quella convivialità che caratterizza l’Osteria.

Alla fine, ciò che rimane di Osteria Romana non è soltanto il ricordo di un pranzo o un cena. Rimangono il profumo del guanciale, la croccantezza del fritto, il sapore pieno di una lunga cottura e il bicchiere di vino che continua a stare al centro della tavola.

Ma dietro questa identità c’è soprattutto una storia imprenditoriale che ha un riferimento preciso: Claudio Gaetani, fondatore e titolare di Osteria Romana. È da lui che il progetto ha preso forma ed è sotto la sua guida che ha continuato il proprio percorso fino a oggi, mantenendo al centro la stessa idea: portare nel Cagliaritano non una cucina romana adattata o semplicemente ispirata alla Capitale, ma un’osteria in cui ricette, ingredienti e atmosfera restituiscano un modo autentico di vivere Roma a tavola.

Per chi non ha ancora provato Osteria Romana, può essere l’occasione per scoprire una delle interpretazioni più autentiche della cucina capitolina nel Cagliaritano. Per chi invece la conosce già, potrebbe bastare il ricordo di un supplì appena aperto o del profumo di una carbonara appena arrivata al tavolo per capire che, forse, è già passato troppo tempo dall’ultima volta.

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