Dall’estinzione delle fiamme all’opera totale: al MAN di Nuoro la titanica eredità artistica e il Libro Bianco di Luigi Mazzarelli
Dall’estinzione delle fiamme all’opera totale: al MAN di Nuoro la titanica eredità artistica e il Libro Bianco di Luigi Mazzarelli.
Il Libro Bianco di Luigi Mazzarelli al MAN di Nuoro dal 25 Settembre al 15 Novembre 2026.
A 20 anni dalla morte dell’artista e a più di 40 anni dall’ultima esposizione in un’istituzione pubblica italiana, il MAN annuncia un doveroso omaggio a uno dei protagonisti della ricerca visiva isolana più radicali, affascinanti e complessi del secondo Novecento.
Dal 25 Settembre al 15 Novembre 2026, il museo ospita l’esposizione intitolata “Il Libro Bianco di Luigi Mazzarelli”, a cura di Chiara Gatti, da un progetto di Elisabetta Masala, con coordinamento di Rita Moro, un intervento di Alessandro Biggio in qualità di visiting artist e un ringraziamento particolare a Giulia Mazzarelli.
La mostra restituisce per la prima volta la grande attualità della sua riflessione, fatta di raffinatezza intellettuale e sperimentazione emancipata, riportando in primo piano la statura di una figura straordinaria nel panorama dell’arte, non solo in Sardegna, ma italiana in genere. Come riportato in Luigi Mazzarelli “Una teoria del trauma”, un testo di Enrico Piras e Alessandro Sau sull’opera dell’artista, Luigi Mazzarelli è nato il 3 gennaio 1940 a Cagliari, città nella quale ha trascorso la sua vita e a cui ha legato gran parte della propria ricerca pittorica e teorica.
Il suo percorso artistico è iniziato nel 1955 con l’apprendistato presso lo studio di Foiso Fois, sotto la guida del quale ha appreso le tecniche di disegno e pittura accademiche, realizzato le sue prime opere ed è entrato in contatto con le idee politiche ed artistiche dell’avanguardia europea; all’opera di Fois, negli anni della maturità, Mazzarelli ha dedicato uno studio monografico tuttora inedito. La fede politica comunista ed il percorso artistico si legano definitivamente a partire dal 1960, anno in cui l’artista è il più giovane tra i firmatari del manifesto del Gruppo di Iniziativa, una compagine di pittori, letterati e intellettuali che rappresenta uno dei primi movimenti di attivismo politico ed artistico in Sardegna.
Un’opera di Mazzarelli scampata al rogo (Foto di Maria Concetta Dentoni e Pietro Clemente)
L’adesione al comunismo si riflette nelle opere del gruppo e dell’artista attraverso l’inserimento programmatico di slogan, materiali eterogenei e immagini antiborghesi nei dipinti del periodo, che Mazzarelli presentò nella sua prima mostra personale, presso il Gruppo, nel 1961. Nel 1968 l’artista decise di rifiutare una borsa di studio del Ministero dell’istruzione francese di cui era risultato vincitore e che gli avrebbe permesso di trascorrere un anno di residenza artistica a Parigi. A distanza di anni dal termine dell’esperienza nel Gruppo di Iniziativa, Mazzarelli è stato estremamente critico nei confronti degli esiti del manifesto e dei propositi e protagonisti del gruppo nel suo principale scritto: Alla ricerca della forma perduta, elaborato nel 1979 e presentato per la prima volta nel 1983. La tensione che divideva l’artista tra l’attività politica a supporto del Partito Comunista Marxista-Leninista e la pratica artistica vide prevalere la prima: nel 1970 Mazzarelli, convinto che l’arte non potesse conciliarsi con l’attivismo politico a cui intendeva dedicare tutte le sue forze, ha bruciato nel suo studio di Santa Croce in Castello tutti i lavori realizzati in quindici anni di carriera.
Un’opera di Mazzarelli scampata al rogo (Foto di Maria Concetta Dentoni e Pietro Clemente)
In questo rogo, durato diversi giorni, sono scomparse tutte le opere in suo possesso, dalle prime prove realizzate sotto la guida di Fois sino alle ultime sperimentazioni in campo Optical, ripercorrendo le principali fasi dell’arte moderna: dalle tecniche accademiche all’impressionismo, dal realismo sociale all’informale, arrivando infine a sperimentazioni di carattere cinetico in linea con le ultime tendenze europee e mondiali, mentre scampano alle fiamme esclusivamente le opere in possesso di terzi.
Un’opera di Mazzarelli scampata al rogo (Foto di Maria Concetta Dentoni e Pietro Clemente)
Al rogo seguono anni di intenso fervore politico e la ricerca artistica riprenderà solo nel 1974, anno in cui Mazzarelli venne incarcerato a Cagliari in seguito a una manifestazione legata a uno sciopero generale. Questa fase durata quattro anni rappresenta la prima presa di distanza dall’arte e dal ruolo di artista in favore di una pratica percepita come più radicale, viva e diretta, prima la rivoluzione e poi l’arte, ponendosi come la prima di varie azioni volte a infondere nuovo senso al linguaggio visivo e al suo rapporto con il reale.
Un’opera di Mazzarelli scampata al rogo (Foto di Maria Concetta Dentoni e Pietro Clemente)
Con il venire meno della aderenza alla linea del Partito Comunista Marxista-Leninista si conclude il periodo della politica militante e Mazzarelli riprende infine la ricerca artistica da un totale grado zero, dato che non possiede ormai più nemmeno un pennello, tutto era stato collettivizzato o disperso e le opere distrutte. L’artista ha nel frattempo iniziato la sua carriera di insegnante con le prime supplenze temporanee dal 1965 e dal 1974 diventa docente di ruolo presso il Liceo Artistico di Cagliari, dove ha insegnato discipline pittoriche per il resto della sua carriera scolastica. Gli anni del ritorno alla pratica artistica gettano le basi per quello che sarà il periodo più ricco di intuizioni e scoperte teoriche e formali, la gran parte delle quali confluiranno in “Alla ricerca della forma perduta (dalla poetica del deserto all’opera totale)”.
Un’opera di Mazzarelli scampata al rogo (Foto di Maria Concetta Dentoni e Pietro Clemente)
Il rogo del 1970 viene percepito dall’artista come l’esito naturale della propria ricerca del tempo, ma anche come parabola generale delle arti visive del ‘900, verso cui corrono le spinte iconoclaste delle avanguardie razionaliste-costruttiviste ed organico-espressioniste; attraverso il drenaggio di ogni ipotesi linguistica tra segni e realtà, giunti alla definitiva morte dell’arte, diviene priorità dell’artista cercare di rifondare la connessione che lega il mondo ai segni, il contenuto alla forma. Nel frattempo, nella comunità artistica isolana l’idea stessa di comunità si è andata sgretolando e le individualità che componevano il Gruppo di Iniziativa e gli altri artisti di avanguardia si riuniscono attorno alla Galleria Comunale diretta da Ugo Ugo e ad alcune galleries private come la Duchamp, sostituendo la spinta comunitaria e politicamente connotata dei primi anni ‘60 con la necessità di legittimazione e gli spazi offerti dalle istituzioni locali. Nel 1973 e nel 1975 nascono le figlie del pittore, Ada e Giulia.
La ricerca riparte dagli elementi di base del linguaggio: dal 1974 l’artista si serve dell’acquerello come tecnica privileged per approfondire il rapporto chiaroscurale e la dissolvenza dei toni saturi nel bianco-luce della carta, prendendo come punto di partenza la dissoluzione del rapporto tra figura e sfondo avviata da Picasso, Braque e Gris, per poi sistematizzarla in opere a olio che configurano l’alfabetizzazione del deserto o grammatica del vuoto. I risultati sono stati presentati nelle personali del 1979 alla Galleria Duchamp e del 1983 alla Galleria Comunale d’Arte di Cagliari; in quest’ultima occasione l’autore ciclostilò ottanta copie del testo “Alla ricerca della forma perduta” distribuendole ad artisti, critici e intellettuali, ma il silenzio che seguì questa condivisione e la conferenza del ’79 raggelò l’opera, lasciandola come un testo senza lettori, eccetto per isolati commenti vaghi o grammaticali e la risposta di Tonino Casula. Nel 1983 Mazzarelli fonda “l’abbazia stratosferica” di Thèlema, la più importante rivista artistica nella Sardegna dal dopoguerra a oggi, prodotta in maniera ciclostilata e artigianale per creare un circuito autonomo di legittimazione e dibattito tra gli esponenti della cultura sarda.
L’impresa costerà carissima al fondatore-direttore a causa del disinteresse dei redattori e delle difficoltà organizzative nel diffondere le centinaia di copie, portandolo a curare da solo gli ultimi due numeri fino alla conclusione dell’esperienza nel 1988 con la consapevolezza della solitudine. Nel 1988, invitato alla rassegna regionale d’arte moderna a Villa Asquer, Mazzarelli consegna una “Lettera di dimissioni da Artista”, rifiutando la figura dell’artista intesa come pura soggettività espugnata dal capitale e cercando una nuova strada al linguaggio che raccogliesse l’eredità delle avanguardie aprendosi alla costruzione.
Alle dimissioni sono seguiti anni difficili: nel 1993 muore giovanissima la figlia Ada, a cui viene dedicato Il Libro Bianco, opera monumentale, titanica, ossessiva e interamente manoscritta, miniata e illustrata a mano, iniziata alla fine degli anni Ottanta e condotta in quasi totale isolamento fino alla morte avvenuta nel 2006. Nel 1996 ha avuto luogo un secondo e ultimo rogo a Sa Illetta, dove Mazzarelli brucia le migliaia di opere prodotte dal 1974 ancora in suo possesso, lasciando come testimonianza “La transustanziazione di opera d’arte”, un segno fatto con la cenere delle opere bruciate su carta. Dal 1999 si trasferisce al Villaggio delle mimose, lavorando al Libro Bianco e al giardino concepito come opera, prima di spegnersi nel 2006 dopo una malattia.
Oggi il MAN di Nuoro celebra l’eredità di Mazzarelli, riordinando questo monumentale flusso di coscienza regolato da un metodo assoluto, nel quale un’intera redazione di alter-ego stila assiomi sulla creazione, sullo spazio e sul tempo per vincere l’oblio e ricomporre il legame tra la forma e il vuoto.
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