Dall’aristocrazia di Borutta alla storia d’Italia: Ninetta Bartoli, la pioniera sarda che nel 1946 abbatté ogni barriera diventando la prima sindaca della nazione
Vivi Quartu

Dall’aristocrazia di Borutta alla storia d’Italia: Ninetta Bartoli, la pioniera sarda che nel 1946 abbatté ogni barriera diventando la prima sindaca della nazione

Avatar
Admin Quartu.NET
Autore
05 November 2026
12:29
1 visualizzazioni

Dall’aristocrazia di Borutta alla storia d’Italia: Ninetta Bartoli, la pioniera sarda che nel 1946 abbatté ogni barriera diventando la prima sindaca della nazione.

 

La Sardegna, terra anticamente matriarcale, ha colto in passato diversi primati per quanto concerne i traguardi raggiunti dal genere femminile nel tempo.

Uno di questi riguarda la prima sindaca donna della storia italiana, un primato che affonda le sue radici nell’immediato dopoguerra quando la prima sindaca donna fu eletta in Sardegna nel lontano 1946.

La protagonista di questa straordinaria pagina di storia civile è Ninetta Bartoli, la quale – classe 1896 – nasce a Borutta, piccolo comune del Meilogu (Logudoro) che in quel tempo conta circa 600 abitanti.

La sua è una famiglia nobile e l’agiatezza si riflette anche sulla sua istruzione, sin da subito importante e prestigiosa.

Grazie alla sua estrazione sociale, Ninetta ha l’opportunità di studiare a Sassari, nell’Istituto Figlie di Maria, la scuola più esclusiva della città.

Fin dalla giovinezza manifesta una tempra fuori dal comune: odia la disuguaglianza tra donna e uomo, non è particolarmente attratta da quelli che sono considerati compiti femminili e non accetta di essere sottoposta a nessuno.

Il suo spirito indomito la porta persino a rifiutare l’idea del matrimonio, poiché nel suo petto arde un fuoco, un fuoco che brilla di forza e coraggio, di indipendenza e di voglia di cambiare il mondo, le convinzioni e il futuro delle donne.

Questa vocazione all’impegno si manifesta apertamente quando sente subito una grande attrazione – soprattutto quando incontra la figura di Giovanni Battista Manzella, missionario carismatico – per azione e impegno sociale, decidendo di mettere a frutto questa passione, rincorrendola e nutrendola affinché cresca e diventi inarrestabile.

Forte della sua consapevolezza, la giovane aristocratica è pienamente consapevole di poter avere un futuro diverso dalle donne sue conterranee e contemporanee, sa di poter agire e sa di poter essere qualcuno.

Il suo percorso subisce un’accelerazione decisiva quando stringe presto amicizia con Laura Carta, futura moglie di Antonio Segni, iniziando la pratica politica così, avvicinandosi sempre più alla Dc locale e ai suoi vertici.

È il 1945 quando diventa segretaria della sezione locale della Dc.

L’anno successivo, si candida a sindaco, muovendosi in un contesto in cui le donne hanno già la cittadinanza politica, anche se da poco tempo, ma non sono tante quelle che esercitano questo diritto, ancor meno sono le elette.

Non ci volle molto tempo: Ninetta Bartoli da Borutta fu eletta prima cittadina del suo paese nel 1946, lo stesso anno in cui le donne ottennero il diritto di voto.

Nonostante le resistenze dell’epoca, Ninetta sbaraglia tutti, però, e ottiene la carica grazie a quasi il 90% dei voti.

Il consiglio comunale la elegge sindaca, e lei in una decina d’anni cambia le sorti del suo piccolo paese, rivelandosi una amministratrice capace di lasciare un segno indelebile.

Nel suo ruolo istituzionale è rispettata, persino temuta, certamente vista come una figura nuova, una donna forte che sa quel que fa, che rompe gli schemi, del resto è la prima sindaca d’Italia.

Sotto la sua guida lungimirante, da piccolo centro, Borutta diventa un luogo moderno e aperto.

La Bartoli costruisce infatti le case popolari, le scuole elementari e l’asilo, il cimitero, una cooperativa per la raccolta del latte e la produzione dei formaggi, una casa di riposo e molto altro ancora.

Inoltre, con straordinaria efficienza, dota Borutta di acquedotto e sistema fognario e porta l’energia elettrica nella comunità.

Tra le sue grandi opere rientra anche la scelta di far ristrutturare, con il suo patrimonio personale, il complesso monastico di San Pietro di Sorres, riuscendo a far arrivare presto una comunità di monaci benedettini.

Dopo oltre un decennio di amministrazione illuminata, la Bartoli viene accantonata dal partito 12 anni dopo e smette di fare politica, senza però smettere, questo mai, di sostenere e aiutare il prossimo nei momenti di bisogno.

Ninetta muore a Borutta nel ’78 e, ironia della sorte, in suo onore non è stata intitolata nessuna strada.

Esiste, tuttavia, un premio a suo nome per ricordare l’azione politica e la straordinaria determinazione di una donna che ha scritto la storia.

L'articolo Dall’aristocrazia di Borutta alla storia d’Italia: Ninetta Bartoli, la pioniera sarda che nel 1946 abbatté ogni barriera diventando la prima sindaca della nazione sembra essere il primo su cagliari.vistanet.it.

Fonte originale: [Link]

Condividi questa notizia:

Commenti 0

Vedi sul forum

Nessun commento ancora. Avvia la discussione su questa notizia.

Accedi per commentare questa notizia.