Dal business plan al bilancio: le strategie di crescita aziendale secondo il professor Patrizio Monfardini
Vivi Quartu

Dal business plan al bilancio: le strategie di crescita aziendale secondo il professor Patrizio Monfardini

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Admin Quartu.NET
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17 June 2026
11:46
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Il prossimo 26 giugno, il Convento di San Giuseppe ospiterà la seconda edizione di “Sardi, Digitali, Visionari – OnSardinia”, l’importante appuntamento per il networking e lo sviluppo del business isolano organizzato da Vistanet. Tra i relatori il professor Patrizio Monfardini, docente di Scienze economiche e statistiche presso l’Università di Cagliari. Lo abbiamo intervistato in anteprima per tracciare una panoramica sulle sfide manageriali, la sostenibilità e il futuro del fare impresa. Ecco l’intervista completa.

Professore Monfardini, può raccontarci brevemente il suo percorso accademico e cosa l’ha portata a specializzarsi in Economia Aziendale, con particolare attenzione alla gestione d’impresa?

Il mio percorso accademico non nasce in Sardegna, ma in Toscana, a Siena, la mia città. La scelta è nata tutta da un gioco: io ho frequentato il liceo classico e, durante quegli anni, ho partecipato a una simulazione aziendale che a quell’epoca era organizzata da Confindustria. Mi sono talmente appassionato che ho deciso di iscrivermi alla facoltà di Economia a Siena. Mi sono laureato e, al termine degli studi, mi hanno proposto di rimanere per un dottorato di ricerca che ho frequentato per quattro anni, sempre a Siena. In seguito mi sono trasferito in Sardegna, e qui sono rimasto.

 

La Corporate Social Responsibility (Responsabilità sociale d’impresa) è ormai un elemento centrale della gestione aziendale o rischia di rimanere solo “greenwashing” (ambientalismo di facciata)? Quali esempi virtuosi vede in Italia o in Sardegna?

La responsabilità sociale è un concetto importantissimo ma attiene al comportamento delle aziende. Il problema è che spesso succede che sia più conveniente raccontare quello che facciamo in modo differente da ciò che realizziamo concretamente. L’incentivo per le aziende a comparire migliori di quanto siano in realtà è accresciuto dal fatto che, in qualche caso, è socialmente conveniente, soprattutto per quelle realtà che hanno un impatto sociale o sull’ambiente rilevante.

In questo scenario serve un’intermediazione da parte di soggetti che abbiano la forza di costruire delle regole o controllare le informazioni prodotte dalle aziende, affinché siano effettivamente rispondenti alla realtà; quando ciò non avviene, il rischio che ci sia greenwashing è un dato di fatto. Di queste tematiche si parla da anni ed è stata fatta un’enorme ricerca. Oggi le aziende hanno a disposizione tutti gli strumenti per produrre informazioni affidabili: chi vuole fare greenwashing oggi lo fa perché vuole farlo, non per mancanza di strumenti. Chi invece desidera approcciarsi seriamente alla responsabilità sociale può raccontare con trasparenza quanto di buono riesce a fare.

Qual è, secondo la sua esperienza, il ruolo dell’Economia Aziendale nel formare manager e imprenditori in un contesto come quello sardo e italiano?

Il ruolo dovrebbe essere assolutamente centrale, perché nell’economia aziendale si studiano proprio le condizioni di esistenza dell’impresa nell’ambiente. Si tratta di competenze chiave che ogni imprenditore dovrebbe possedere. Se ciò non avviene, il rischio di fallimento è senza dubbio più elevato. Per fare l’imprenditore non basta avere un’idea commercialmente valida: serve anche conoscere le condizioni di contesto – sia giuridico che economico – che servono a capire come posizionarsi, quali mercati esplorare, quale prodotto offrire per quale specifico target e così via. È evidente che, per acquisire anche solo queste competenze minime, un corso di laurea in Economia Aziendale o in Finanza rappresenta un percorso estremamente valido.

Nella sua docenza di “Strategia d’impresa per il turismo sostenibile”, quali principi strategici ritiene più importanti per le aziende che vogliono crescere in contesti competitivi?

L’idea di turismo sostenibile è importante e sempre più centrale. Oggi è difficile che un’azienda del settore possa prescindere da un posizionamento orientato alla sostenibilità. Questa può essere declinata in molti modi, con elementi più o meno rilevanti a seconda dei diversi contesti, come ad esempio la gestione delle risorse umane o le questioni di natura strettamente ambientale. In ogni caso, occorre posizionarsi strategicamente in modo chiaro.

Nel turismo, settore strategico per la Sardegna, come si coniugano turismo e sostenibilità?

È un compromesso difficile da raggiungere perché i volumi elevati contrastano con l’idea di base della sostenibilità, che ha nel concetto di overtourism (sovraffollamento turistico) uno dei capisaldi per distinguere ciò che è sostenibile da ciò che non lo è. Idealmente, per fare turismo sostenibile non dovremmo essere invasi dai turisti. Allo stesso tempo, è elitario pensare di poter attrarre solo una ristretta cerchia di persone ad alto reddito e con grande capacità di spesa: non è eticamente corretto e, a livello infrastrutturale, non siamo strutturati per fare solo questo.

Ha più senso avere spazio sia per un turismo di nicchia, sia per un turismo più democratico e accessibile a chi ha redditi normali. Trovare l’equilibrio è complesso perché si tratta di due forze che tirano in direzioni opposte. Tuttavia, ci sono già alcune esperienze in corso nell’isola: i numeri chiusi, introdotti ad esempio per gli ingressi in alcune spiagge, vanno esattamente in questa direzione.

Come cambierà il marketing nei prossimi 5 anni? Quali competenze dovranno sviluppare i giovani che vogliono lavorare in questo campo?

Anche il marketing, come tutte le discipline, è già pesantemente influenzato dall’Intelligenza Artificiale. Da un lato questa tecnologia avrà un impatto fortissimo, proprio come accadde con la digitalizzazione circa trent’anni fa. Oggi c’è l’AI, e i giovani dovranno padroneggiare nel modo migliore questi sistemi. Le figure del futuro dovranno unire, da una parte, le competenze classiche su cosa sia il marketing e, dall’altra, la capacità tecnica di utilizzare i sistemi di AI, combinando i due aspetti per fare un marketing avanzato, pienamente calato nel Ventunesimo secolo.

Quale consiglio darebbe a un imprenditore sardo che vuole rafforzare la propria presenza di mercato nel biennio 2026-2027?

Consiglio di guardarsi intorno, di provare a capire a fondo i propri clienti e di osservare cosa fanno di buono i concorrenti. È necessaria un’attività costante di aggiornamento su competenze e conoscenze, così come lo sfruttamento di ciò che offre il nostro contesto locale: penso ai bandi, ai finanziamenti e alle opportunità messe a disposizione dalle istituzioni di credito e dai soggetti pubblici. Ci muoviamo in un mercato di opportunità globale, in cui serve un ragionamento di crescita armonico tra le diverse aree aziendali; non bisogna focalizzarsi solo sulla prospettiva finanziaria trascurando, ad esempio, quella del personale, per evitare di creare pericolosi squilibri interni.

C’è un libro, uno studio o un caso aziendale che ha particolarmente influenzato il suo pensiero sul marketing e la gestione aziendale?

Ci sono due casi che mi hanno influenzato: un imprenditore e un intero gruppo aziendale. In primis c’è Adriano Olivetti e la sua storia, un esempio straordinario di grande imprenditore italiano con una visione sociale e industriale estremamente innovativa, che ha portato l’Italia, per un lungo periodo, a essere riconosciuta e stimata nel mondo.

Il secondo è un caso storico ed è la storia dell’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale), il gruppo pubblico del secondo dopoguerra che al suo interno ha racchiuso le vicende di singole grandi imprese come l’Ilva. A questo si lega la figura di Pasquale Saraceno, professore universitario e vero deus ex machina dell’Iri nel Mezzogiorno, nonché padre morale e tecnico di tutti i tentativi di sviluppo del meridione dagli anni ’60 in poi. Sono storie molto interessanti da approfondire, che hanno dato un contributo enorme allo sviluppo economico italiano.

Un messaggio conclusivo per i nostri lettori e spettatori di Vistanet?

Sarò uno dei relatori al prossimo evento di Vistanet del 26 giugno. Nel corso del mio intervento, intitolato “Il processo di crescita aziendale: dal business plan al bilancio”, parleremo approfonditamente di strategie e strumenti per lo sviluppo e la crescita delle nostre imprese. Vi aspetto.

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