Custodi del tempo ritrovato: il fascino senza tempo de s’oreri nell’anima della Sardegna
Custodi del tempo ritrovato: il fascino senza tempo de s’oreri nell’anima della Sardegna.
Nel cuore pulsante dei centri storici, tra il brusio delle piazzette di Cagliari e il silenzio operoso dei piccoli borghi dell’entroterra, esiste una figura iconica che sfida il ritmo frenetico della modernità e resiste imperturbabile al trascorrere dei secoli.
Parliamo de s’oreri, un personaggio ben radicato nel tessuto sociale sardo che va ben oltre la semplice definizione di abituale frequentatore del bar del paese.
La lingua sarda racchiude in questa parola un’affascinante e sottile duplicità semantica capace di spiazzare qualunque traduttore. Oréri deriva infatti dal sostantivo oro, indicando l’orefice, ma al contempo affonda le sue radici nel termine ora, facendo riferimento a chi misura il passare delle ore, il vagabondo.
Nel variante logudorese, un celebre e chiarificatore detto recita infatti: “Oreri es chie tribagliad e bendhet s’oro, e chie contat sas oras ed es giranteri e isfazzendhadu”. Ovvero, oreri è sia colui che lavora e vende il prezioso metallo, sia colui che non fa altro che contare le ore, girovagando senza una meta e senza un’occupazione precisa. La frase su maridu est oreri può quindi significare che il marito è un valente orefice oppure un inguaribile vagabondo.
A differenza dei pensionati, i quali riposano meritatamente dopo anni di attività lavorativa, il vero oreri possiede un’età compresa tra i venti e i cinquant’anni ed eleva la procrastinazione e l’inattività a vera e propria disciplina spirituale.
Egli incarna il filosofo da bar per eccellenza: la sua giornata è un ritmato rituale fatto di risvegli comodi, colazioni infinite, letture minuziose di giornali sportivi, accese discussioni sul Cagliari o sulla politica e l’immancabile tentativo con il gratta e vinci, sempre nella speranza di rendere eterna la propria condizione.
Ben lontano dall’essere un banale fannullone, s’oreri si configura come un virtuoso del tempo e un custode fondamentale della memoria e delle tradizioni orali locali.
Egli osserva e commenta il mondo mantenendo una padronanza impeccabile delle relazioni umane, trasformandosi all’occorrenza in narratore di pettegolezzi e vicende cittadine, o in un economista capace di far durare una tazza di caffè per un’intera giornata.
Sebbene la figura sia prevalentemente maschile, non manca la declinazione femminile: presenze sofisticate e attente che animano i mercati rionali e i parchi cittadini.
In un’epoca condizionata dal mito della produttività ad ogni costo e dalla fretta costante, la presenza de is oreris assume un valore quasi rivoluzionario, ricordandoci il pregio di saper rallentare e la bellezza di godersi la vita al prezzo di un semplice caffè.
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