Cosa accadde alla spiaggia del Poetto 24 anni fa?
Vivi Quartu

Cosa accadde alla spiaggia del Poetto 24 anni fa?

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Admin Quartu.NET
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29 September 2026
10:46
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Cosa accadde alla spiaggia del Poetto 24 anni fa?

Perché la spiaggia del Poetto oggi appare scura e visibilmente diversa e non più bianca e finissima come ventiquattro anni fa? I cittadini più giovani probabilmente non sanno che cosa accadde realmente alla sabbia della celebre spiaggia dei Centomila, un litorale un tempo caratterizzato da un arenile bianco, impalpabile e di straordinaria bellezza.

La vicenda rappresentò il triste epilogo di una vera e propria catastrofe annunciata, culminata nel giorno preciso in cui il Poetto fu tragicamente sepolto da una montagna di sabbia nera.

Foto dal gruppo Facebook “Cagliari tra passato e presente”

Proprio ventiquattro anni fa, una decisione pubblica sconsiderata e azzardata trasformò per sempre la spiaggia dei Centomila in un malinconico e triste ricordo per un’intera comunità. La sabbia bianca e finissima, che per decenni era stata l’orgoglio e il principale vanto della città di Cagliari, era ormai già diventata un lontano ricordo a causa dell’erosione. La spiaggia del capoluogo sardo si era infatti drasticamente ridotta fino a diventare una deludente versione extra small, un profondo cambiamento ritenuto insopportabile per i cagliaritani, i quali attendevano con ansia da tempo un intervento tecnico risolutivo. Tuttavia, neppure i più scettici e pessimisti tra i residenti avrebbero mai potuto immaginare la reale e devastante portata del disastro che si stava per abbattere irrimediabilmente sul Poetto.

La Provincia, ovvero l’ente pubblico che gestì in prima persona l’intero intervento di ripascimento dell’arenile, passò concretamente all’azione operativa ignorando del tutto i pareri e i moniti di numerosi esperti che invitavano con insistenza alla massima prudenza. L’obiettivo teorico dei promotori era quello di far tornare indietro le famose lancette dell’orologio ecologico, ma il risultato finale fu purtroppo l’esatto contrario delle aspettative. Il piano iniziale prevedeva un ripascimento graduale e spalmato su due anni consecutivi, con l’impiego di 185 mila metri cubi di sabbia all’anno da stendere con cura tra i mesi di ottobre e maggio per evitare di alterare in maniera traumatica il delicato equilibrio ambientale della baia. Gli stessi esperti del settore avevano inoltre indicato con estrema precisione una specifica zona di mare da cui prelevare il materiale idoneo. Ma accadde improvvisamente l’irreparabile: la gigantesca draga olandese Antigoon, a partire dall’8 marzo 2002 e per tre lunghe settimane, sparò senza sosta sulla battigia una montagna pari a 370 mila metri cubi di sabbia scura e fangosa.

Foto condivisa da Mario Lai nel gruppo FB “Cagliari Fotografica – Ieri ed Oggi”

Come riporta il quotidiano L’Unione Sarda, l’episodio fu l’innesco immediato di una fortissima e corale protesta da parte di tutta la cittadinanza e di un aspro e prolungato scontro politico, esploso con vehemenza anche all’interno dello stesso schieramento di centrodestra che all’epoca governava sia il Comune di Cagliari, guidato dal sindaco Emilio Floris, sia l’amministrazione della Provincia, presieduta da Sandro Balletto. Il clamoroso disastro ambientale portò inevitabilmente all’apertura di una complessa e lunghissima battaglia legale nelle aule di giustizia. Dopo molti anni di dibattimenti, la Corte di Cassazione ha definitivamente condannato otto persone coinvolte a pagare un cospicuo risarcimento milionario pari a complessivi 2.870.757 euro per le gravissime conseguenze del disastroso intervento.

Tra le figure ufficialmente condannate dai giudici figura l’ex presidente della Provincia, Sandro Balletto, che secondo la sentenza dovrà versare la somma di 143.528 euro. I due direttori dei lavori responsabili del cantiere, Salvatore Pistis e Andrea Gardu, sono stati invece condannati a risarcire rispettivamente 574.115 euro e 430.586 euro. Per quanto riguarda i tre componenti della commissione scientifica incaricata del monitoraggio dell’opera, ovvero Andrea Atzeni, Paolo Orrù e Giovanni Serra, i magistrati hanno stabilito la cifra di un risarcimento quota pari a 191.372 euro a testa. Infine, i due consulenti tecnici nominati dalla Provincia, Paolo Colantoni e Leopoldo Franco, dovranno pagare ciascuno la quota di 71.765 euro.

Nel corso dei vari gradi di giudizio, gli avvocati difensori degli imputati avevano fermamente sostenuto che la Corte dei Conti non possedesse alcuna giurisdizione nella vicenda, trattandosi a loro avviso di un presunto danno ambientale, materia di esclusiva competenza del giudice ordinario. I legali affermarono inoltre che Balletto era già stato precedentemente assolto sia in sede civile che penale e che, per la sua carica, non poteva intervenire direttamente sulle fasi di esecuzione pratica dell’opera pubblica. Allo stesso modo, per i tecnici e consulenti Orrù, Atzeni, Serra e Colantoni, la difesa sostenne a lungo che il loro apporto si limitasse unicamente all’emissione di pareri di tipo consultivo. La Suprema Corte di Cassazione ha tuttavia respinto integralmente queste tesi difensive, spiegando chiaramente che la Procura contabile aveva motivatamente contestato il danno erariale causato da un intervento che si era rivelato in gran parte del tutto inutile, oltre al grave danno d’immagine subìto dall’ente pubblico, stimato autonomamente in ben 800 mila euro. La Cassazione ha così chiarito definitvamente che il Procuratore ha agito unicamente con il preciso fine del recupero delle perdite finanziarie e contabili e per il doveroso ripristino del patrimonio dell’ente danneggiato. Con le medesime motivazioni è stata respinta anche la tesi che dipingeva Balletto come un semplice esponente politico del tutto privo di poteri decisionali sulla gestione dell’appalto, dal momento che all’ex presidente della Provincia era stato specificamente contestato l’omesso controllo e il mancato intervento vigilante sugli organi tecnici preposti all’esecuzione dell’opera. Fu così che l’ambizioso sogno di riportare il litorale del Poetto al suo antico splendore originale si è trasformato in un indelebile e tragico incubo giudiziario e ambientale.

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