Caro-carburanti in Sardegna: lo sconto al distributore è solo un’illusione
Il tetto ai prezzi di benzina e gasolio introdotto da Eni, e subito seguito da IP, ha scatenato un’immediata corsa al rifornimento in tutta la Sardegna. Fin dalle prime ore del mattino si sono registrate lunghe file davanti ai distributori del “cane a sei zampe”, con diversi impianti rimasti rapidamente a secco. Un fenomeno che descrive perfettamente il clima di tensione economica vissuto dalle famiglie, ma che nasconde un’amara realtà: la riduzione effettiva si traduce in appena 10-15 centesimi di risparmio su un pieno, a fronte di costi che nell’Isola restano saldamente sopra la soglia psicologica dei 2 euro al litro.
Se da un lato l’iniziativa rappresenta una boccata d’aria fresca, dall’altro rischia di trasformarsi in una gigantesca operazione di marketing e distrazione collettiva.
Adiconsum Sardegna accoglie con favore la mossa dei colossi energetici, auspicando che possa riattivare la concorrenza in un settore stagnante. «È una buona notizia perché ogni riduzione si traduce immediatamente in un beneficio per famiglie, lavoratori e imprese», dichiara il presidente dell’associazione, Giorgio Vargiu. «La decisione di un grande operatore può costringere gli altri a seguirne l’esempio, creando quel circolo virtuoso che da troppo tempo manca».
Al contempo, l’associazione evidenzia un evidente paradosso. I rilevamenti del Mimit del 27 settembre mostravano in Sardegna medie self-service di 2,168 €/l per la benzina e 2,398 €/l per il gasolio; con i nuovi sconti si scende rispettivamente di circa 17,8 e 20,8 centesimi al litro.
«Stiamo esultando per benzina e gasolio venduti intorno ai 2 e ai 2,20 euro al litro: è una situazione incredibile», incalza Vargiu. «Il price cap è positivo, ma non può diventare la giustificazione per far passare come “normali” prezzi che fino a pochi mesi fa avremmo considerato inaccettabili».
La capacità delle compagnie petrolifere di sforbiciare i listini da un giorno all’altro senza minare i propri bilanci solleva interrogativi cruciali sulla trasparenza dei costi. Per Adiconsum, il caro-carburanti non può essere imputato esclusivamente alle quotazioni internazionali del greggio: la presenza di ampi margini lungo la filiera dimostra la necessità di fare piena luce su come si formano i prezzi al dettaglio.
Non basta affidarsi alla buona volontà o alle strategie commerciali dei distributori. L’associazione sollecita un intervento incisivo da parte dello Stato per contrastare le manovre speculative, fornendo risorse e poteri sanzionatori reali a enti e forze dell’ordine: Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), Mister Prezzi, Guardia di Finanza.
Mentre i consumatori si incolonnano per racimolare pochi centesimi di sconto, la mossa dei leader di mercato sta provocando un terremoto aziendale. Le altre compagnie petrolifere hanno già annunciato battaglia legale contro Eni e IP, ipotizzando gli estremi della concorrenza sleale. Una guerra commerciale e giudiziaria che rischia di lasciare sullo sfondo il problema principale: la tutela del potere d’acquisto dei cittadini.
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