Calasetta, l’agonia dell’iconico Mangiabarche: la corsa contro il tempo per salvare il faro simbolo del Sulcis dal baratro
Calasetta, l’agonia dell’iconico Mangiabarche: la corsa contro il tempo per salvare il faro simbolo del Sulcis dal baratro
Solitario e maestoso, il faro Mangiabarche si staglia contro l’orizzonte del Sud Sardegna come un guardiano silenzioso incastonato tra le onde del mare del Sulcis, proprio di fronte al borgo di Calasetta. La struttura, che sorge su un impervio scoglio a circa quattrocento metri dalla costa, evoca fin dal nome un senso di inquietudine e rispetto, richiamando alla mente le insidie di un tratto di mare che per secoli ha rappresentato un tragico teatro di naufragi.
Il faro tra le onde
Osservato dall’alto, il faro appare come piantato sulla spina dorsale di una creatura colossale, una formazione rocciosa che ricorda le fattezze di un gigantesco dinosauro o di un mitologico mostro marino, alimentando leggende dove storia e immaginazione si fondono in un contesto tra i più enigmatici e affascinanti dell’intera isola. Inaugurato nel 1935, l’edificio ha celebrato nel 2025 i suoi novant’anni di onorato servizio, sebbene l’aspetto odierno differisca notevolmente da quello originario: la torre in muratura, inizialmente più bassa, ospitava un fanale di tipo FTM-375 alimentato a gas, dotato di una rivoluzionaria valvola solare di Dalen — un avveniristico sistema di automazione capace di regolare il flusso del gas in base all’alternarsi del giorno e della notte sfruttando la dilatazione di sottili barrette metalliche racchiuse in un tubo di vetro. Evolutosi negli anni con l’adozione di un lampeggiatore Pintsch nel 1937, il presidio ha subito una trasformazione radicale nel febbraio del 1968, quando la torre fu sopraelevata fino agli attuali 12,70 metri di altezza e rivestita con eleganti tesserine di gres, lasciando spazio a una nuova lanterna L1. Funzionante per decenni tramite gas propano o acetilene, nel luglio del 1987 la struttura è stata convertita al moderno impianto a pannelli fotovoltaici con un tamburo diottrico TD-375 in cristallo e una lampada LABI da 100 W, mantenendo in riserva l’impianto a GPL. Tecnicamente classificato come fanale, data la sua portata luminosa di 11 miglia nautiche, il Mangiabarche si distingue per un ritmo costante e inconfondibile di un secondo di luce bianca seguito da cinque secondi di eclissi, gestito costantemente dal personale della Reggenza di Carloforte poiché mai presidiato da un guardiano.
Il Faro di Mangiabarche
Oggi, tuttavia, la struttura versa in condizioni di criticità estrema, con lesioni estese e crepe profonde che rendono il rischio di crollo un’ipotesi purtroppo concreta, tanto da inibire qualsiasi intervento di manutenzione sulla lanterna per timore che ogni passo falso possa determinare il cedimento definitivo dell’edificio. Questa emergenza è stata cristallizzata nel 2025 da una mozione presentata dai consiglieri regionali Pizzuto, Canu e Casula, che evidenzia come il faro, pur essendo inserito dal FAI tra i “Luoghi del Cuore” con oltre undicimila adesioni e classificato come bene architettonico, sia vittima di un degrado strutturale certificato già nel 2020 dal Genio militare di Cagliari. La situazione è precipitata a tal punto che, il 24 aprile 2024, la Capitaneria ha emesso l’ordinanza n. 13, imponendo il divieto di avvicinamento e stazionamento entro i 100 metri, mentre il Comitato “Un salvagente per il faro”, nato nel gennaio 2024 con il supporto di una petizione sottoscritta da circa milleottocento cittadini, denuncia come l’intervento di ristrutturazione, pur inserito nella programmazione 2024-2026 del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti con priorità 2, sia attualmente privo di copertura finanziaria.
La Regione è chiamata a farsi parte attiva, sollecitando il Governo e il Ministero affinché i lavori, classificabili come di estrema urgenza – categoria 1, vengano finalmente finanziati e realizzati per salvare un bene identitario fondamentale non solo per Calasetta, ma per l’intero patrimonio costiero nazionale. Simbolo di una tenacia che resiste alle intemperie e meta tra le più amate e fotografate d’Italia, il Mangiabarche non può essere abbandonato al suo destino: lasciarlo crollare significherebbe spegnere non solo una lanterna, ma un pezzo profondo dell’anima collettiva sarda, un lutto culturale che l’associazione “Il Mondo dei Fari” tenta di scongiurare dedicando la tessera socio 2026 all’immagine di questo faro con il toccante monito “Salviamo la sua luce”, un appello disperato affinché l’attenzione, i fondi e la volontà politica possano invertire una rotta che, altrimenti, condurrebbe inevitabilmente alla perdita definitiva di una storia luminosa che merita di essere tramandata alle generazioni future.
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