Antiche tradizioni: Nonna Annita, 92 anni, benedice l’auto nuova. Un atto di cura che oggi non si usa più
Vivi Quartu

Antiche tradizioni: Nonna Annita, 92 anni, benedice l’auto nuova. Un atto di cura che oggi non si usa più

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17 June 2026
10:48
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C’era un tempo in cui l’acquisto di un’automobile non era semplicemente una transazione commerciale, ma un vero e proprio rito di passaggio. A cavallo tra gli anni ’50 e ’70, mentre l’Italia correva forte sulle ali del boom economico e le utilitarie riempivano per la prima volta i garage delle famiglie, c’era un gesto imprescindibile da compiere subito dopo aver lasciato il concessionario: la benedizione del veicolo.

Oggi quella consuetudine sembra appartenere a un passato sbiadito, ma storie speciali ci ricordano che le tradizioni più pure non si spengono mai del tutto. Come quella della signora Annita, una splendida donna di 92 anni che, davanti alla nuova auto acquistata dalla figlia e dal genero Tore Orrù, non ha avuto dubbi: ha voluto mantenere vivo quel rito antico e affettuoso. Il video del suo gesto, intriso di una dolcezza d’altri tempi, è un tuffo nel cuore di una Sardegna che non c’è più, ma che resiste nei gesti dei nostri anziani.

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In passato, la benedizione dell’auto era un appuntamento comunitario. I periodi più gettonati erano le festività pasquali o il mese di maggio, tradizionalmente dedicato alla Madonna. Il sagrato della chiesa si trasformava in un insolito parcheggio: i proprietari schieravano i mezzi con orgoglio e il parroco, armato di aspersorio, spruzzava l’acqua benedetta sul cofano e all’interno dell’abitacolo, recitando preghiere per la protezione dei passeggeri.

In alternativa, il rito avveniva a domicilio durante il giro pasquale delle case. Insieme all’auto, si faceva benedire l’immancabile medaglietta magnetica da attaccare al cruscotto: quasi sempre le effigi di San Cristoforo, protettore dei viaggiatori, o di Santa Rita, custodi silenziosi di chilometri e speranze. Oggi la quotidianità ha ritmi diversi e la pratica è quasi scomparsa, sopravvivendo per lo più in alcuni santuari storici, durante i raduni di auto d’epoca o in occasione di particolari feste patronali.

Eppure, il gesto della signora Annita dimostra che non si tratta di semplice superstizione, ma di un atto d’amore e di cura. Una carezza della memoria che unisce le generazioni e ci ricorda l’importanza di proteggere ciò che ci sta a cuore, ieri come oggi.

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